L’appuntamento di Parigi, il COP21, si avvicina a grandi passi. E anche se non ne avete sentito parlare, è un appuntamento cruciale. A Parigi infatti il mondo si riunisce per affrontare la questione del cambiamento climatico e cercare di mettersi d’accordo su come fare per invertire la rotta che sta portando l’umanità verso la catastrofe. Crisi economica, necessità di sviluppo e scarsa volontà di prendere impegni vincolanti in sedi internazionali sono gli enormi ostacoli frapposti tra la necessità di trovare accordi efficaci e la possibilità di trovarli. E poi c’è il lobbysmo attivo dei gruppi petroliferi e di altre multinazionali che non ritengono che il cambiamento climatico esista (o preferiscono che il mondo nasconda la testa sotto la sabbia e non imponga loro limiti).

Che questo sia il terzo o quarto anno consecutivo più caldo registrato o che i fenomeni atmosferici estremi si ripetano in maniera sempre più frequente ovunque, non basta. Per tutte queste ragioni la mobilitazione della società civile mondiale è partita da tempo. Tra le cose lanciate in questi giorni l’appello di 350.org firmato da personalità, scienziati, attivisti di tutto il mondo e, tra gli altri, da  Desmond Tutu, Vivienne Westwood, Naomi Klein, Noam Chomsky, Michael Hardt, l’ambientalista Bill McKibben, Vandana Shiva. (e che potete firmare qui)

Il testo chiede di fermare le estrazioni di combustibili fossili, eccone due passaggi.

Non coviamo alcuna illusione. I Governi si sono riuniti per più di 20 anni, ma le emissioni di gas climalteranti non sono diminuite e il clima continua a cambiare. Prevalgono l’inerzia e gli ostacoli, anche se gli avvertimenti della scienza diventano giorno dopo giorno più preoccupanti. (…)

Alla vigilia della Conferenza Onu sul clima che si terrà a Parigi – Le Bourget, dichiariamo la nostra determinazione perchè i combustibili fossili rimangano sotto terra. Questa è l’unica via che abbiamo davanti.

In concreto, i Governi devono cancellare i sussidi all’industria dei combustibili fossili e fermare le estrazioni lasciando intatto l’80% delle riserve esistenti.

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