Il  Senato si appresta a discutere il “decreto Colosseo” varato il 20 settembre  e già passato alla Camera. Un decreto che la vice capogruppo di Sel alla Camera, Annalisa Pannarale  non esita a definire «illegittimo e autoritario». Le abbiamo rivolto alcune domande.

Il cosiddetto decreto Colosseo è stato varato dopo un’assemblea dei lavoratori regolarmente convocata. E riguarda il diritto di sciopero, non di assemblea. Questo cambio di materia è legittimo? E soprattutto questo provvedimento d’urgenza va contro il diritto di sciopero?

Si tratta di un atto illegittimo e autoritario contro i lavoratori e le lavoratrici. Un evento assolutamente ordinario come un’assemblea sindacale, regolarmente convocata e comunicata, è stato trasformato, a forza di tweet, in uno scandalo ai danni del Paese e dei turisti. La verità è all’opposto: quei lavoratori hanno agito a norma di legge per rivendicare diritti fondamentali, visto che pur senza compenso hanno garantito per mesi le aperture straordinarie. Ciò malgrado sono stati dipinti come i devastatori della ineccepibile gestione di politiche culturali sopraffine. Tutto falso, ovviamente. Sono stati costretti a tappare i buchi di una gestione povera di finanziamenti e disastrosa nell’organizzazione di un patrimonio culturale unico al mondo che meriterebbe ben altre cure e investimenti seri. Il decreto considera “servizio pubblico essenziale” l’apertura del luoghi della cultura, come se visitare un museo avesse la stessa urgenza di una corsa in ospedale per essere curati. Laddove di urgente c’è da disegnare politiche culturali sistemiche con risorse adeguate, attraverso il potenziamento e la qualità di organici, l’eliminazione del precariato, il recupero di un patrimonio meraviglioso, spesso disastrosamente in rovina. Questo decreto invece lascia tutto così com’è, a parte l’attacco ai lavoratori. Infatti ė ad invarianza finanziaria, non aggiunge un  euro in risorse ulteriori, non assume lavoratori e lavoratrici, non prevede investimenti per il recupero e il rilancio del turismo; ha solo l’obiettivo di limitare il diritto di sciopero per i lavoratori dei luoghi culturali, comprendendoli nelle maglie della legge 146 del 1990.

Il ministro dei beni culturali Dario Franceschini  ha commentato  la chiusura del Colosseo per assemblea sindacale con un tweet che diceva” la misura è colma”. E poi ha varato un decreto d’urgenza per limitare il diritto di sciopero. Questo provvedimento va contro la Costituzione?
Il decreto ha un profilo anticostituzionale, è persino superfluo dirlo. Non esistono ragioni di necessità e urgenza, esiste solo la fretta di un governo di attaccare il diritto di sciopero in maniera facile e veloce, sottraendosi ad ogni confronto largo con le parti sociali. Il ricorso sistematico e non eccezionale  alla decretazione d’urgenza rappresenta un palese stravolgimento dell’equilibrio e della divisione costituzionale tra poteri, ed è gravissimo e illegittimo che si limiti il diritto di sciopero con lo strumento del decreto legge. Peraltro, esiste già una specifica regolamentazione a livello di contrattazione collettiva che rende ridondante e tendenzioso l’atto legislativo del Governo. L’accordo siglato l’8 marzo 2005 tra l’ARAN e la larga maggioranza delle organizzazioni sindacali, infatti, definisce le norme di garanzia per l’ esercizio del diritto di sciopero da parte dei lavoratori del comparto Ministeri, cui fa riferimento anche il personale in forza al Colosseo. Lo stesso accordo, ritenuto idoneo con propria delibera dalla stessa Commissione di garanzia sulla legge sullo sciopero, stabilisce inoltre che in questo settore non possono comunque essere proclamati scioperi nel mese di agosto e nei periodi connessi alle festività natalizie e pasquali, garantendo quindi ampiamente l’accesso dei turisti.

Il parlamentare di Sel ed ex sindacalista Fiom Giorgio Airaudo ci ha detto che questo è un provvedimento intimidatorio verso i lavoratori. Che ne pensa?

Nessun legislatore all’altezza del suo compito dovrebbe mai agire e legiferare spinto da una scomposta onda emotiva e mediatica. Questo governo ha esso stesso alimentato e gonfiato l’onda dello scandalo e del danno per occultare  le proprie responsabilità politiche su una vertenza ignorata per troppo tempo.  Nessuno però ha mai gridato allo scandalo e al “danno per l’intero paese” quando sono  stati chiusi al pubblico la Biblioteca Nazionale di Firenze, la reggia di Venaria, Villa della Regina, insieme a tanti altri luoghi affittati per sfilate di moda o comunque eventi privati.  Naturalmente il fiore all’occhiello dell’uso disinvolto dei beni culturali pubblici, come molti  hanno ricordato in questi giorni, è stata la chiusura senza regolare autorizzazione di Ponte Vecchio per almeno tre ore da parte dell’allora sindaco Renzi per il ricevimento privato di Montezemolo.  Il ministro Franceschini e la maggioranza fingono oggi di riabilitare la dignità della cultura. Ma senza una visione d’insieme e senza impiegare nuove risorse in un piano di sistema, non resta che prendersela con i lavoratori, in particolare con i dipendenti pubblici.

@simonamaggiorel

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