Una nuova classifica, un nuovo insuccesso. La società italiana, a leggere i dati e gli indicatori contenuti nel rapporto del Social Justice Index (l’indicatore di giustizia sociale) europeo prodotto dalla fondazione Bertelsmann, è stata malamente colpita dalla crisi e dalle politiche di austerità che ne sono seguite.

A dire il vero il binomio crisi/austerità ha colpito quasi tutti i Paesi dell’Europa a 28, se è vero che confrontando i valori del 2008 con quelli di quest’anno, solo quattro migliorano il loro livello di giustizia sociale – la Germania, il piccolo Lussemburgo, la Gran Bretagna che nel 2008 era già in piena crisi finanziaria e la Polonia che due giorni fa ha votato la destra estrema.
Guardando ai valori quantitativi e qualitativi relativi a povertà, inclusione sociale, accesso all’istruzione, coesione sociale e non-discriminazione, solidarietà inter-generazionale (che tradotto significa benessere, qualità delle politiche e delle istituzioni e tenuta della società), la fondazione produce una classifica – e un rapporto di più di cento pagine.


Che cos’è il SIJ

Con l’indice sociale giustizia, la Fondazione Bertelsmann indaga ogni anno le opportunità di partecipazione sociale nei 28 Stati membri dell’Ue, sulla base di 35 criteri. L’indice prende in esame sei diverse dimensioni della giustizia sociale: la povertà, l’istruzione, il mercato del lavoro, la salute, la giustizia intergenerazionale, la coesione sociale e  la non discriminazione. I dati sono stati raccolti fino al 25 Agosto 2015.


Bene, in questa mappa europea l’Italia è al 25° posto, seguita solo da Romania, Bulgaria e, naturalmente, dalla Grecia. L’indice è appena più alto di quello dello scorso anno, ma non abbastanza da rendere il quadro roseo. Anche in questo caso la situazione dle nostro Paese cammina di pari passo con il resto d’Europa, dove le cose migliorano. Il punto più basso, scrivono gli esperti della fondazione Bertelsmann, è stato il 2012. Eppure, si legge nel rapporto:

Una svolta autentica e globale in termini di giustizia sociale, non è in corso. Una certa stabilizzazione in relazione all’economia è evidente in molti Paesi (…) anche in alcui tra quelli più martoriati dalla crisi come Spagna, Portogallo e Irlanda. (...) Certo è che le condizioni sociali e le possibilità di partecipazione per le persone nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea restano molto peggiori del periodo pre-crisi.

La questione più importante e difficile messa in luce dal Social Justice Index 2015 è quella della solidarietà inter-generazionale: bambini e giovani sono le vittime della Grande crisi, mentre per i più anziani, si legge nel rapporto, esclusione sociale e povertà sono diminuite, ampliando il gap inter-generazionale. Peggio che altrove va ai Paesi del Sud europeo:

In tutta l’Ue, il 27,9 per cento dei bambini e dei giovani sono minacciati dalla povertà o di esclusione sociale, che è chiaramente più rispetto al 2007 (26,4%). (…) Quando guardiamo esclusivamente all’aumento della povertà nei quattro Paesi più colpiti dalla crisi Spagna, Grecia, Portogallo e Italia –  il tasso di povertà medio dei bambini è aumentato di più di 5 punti percentuali: da 28,7 del 2007 al 33,8 per cento di oggi. In termini assoluti, ciò corrisponde ad un aumento di 1,16 milioni di bambini.

Enorme il divario che riguarda quella parte di giovani esclusi dalla formazione e dal mercato del lavoro, i NEET. A Sud è un disastro e l’Italia fa peggio degli altri:

In Spagna, circa un quarto (24,8%) dei giovani sono NEET, mentre in Italia il tasso è vicino a un terzo del totale (32%). I tassi di disoccupazione giovanile in questi paesi Sono ancora più alti: in Spagna e Grecia siamo ancora ben oltre il 50 per cento, e in Italia è addirittura salita di nuovo a un tasso del 42,7 per cento. I tassi NEET più bassi sono nei Paesi Bassi (7,8%), in Danimarca (8,4%) e in Germania (9,5%). La Germania è l’unico Paese dove le cose sono sostanzialmente migliorate rispetto al 2008.

Tutto quel che dice il rapporto, in qualche modo lo sapevamo: per rispondere a una crisi come quella che l’Europa ha vissuto e sta vivendo, servono politiche sociali innovative e risorse per politiche economiche e non austerità e tagli alla spesa. La stessa fondazione, con un altro indice, il Social policy reform in the Eu, che è basato su indicatori qualitativi, spiega bene la situazione:

Nel complesso, i risultati dello studio mostrano che molti paesi europei che hanno perso lo slancio per le riforme sociali. Anche se si può dire che il livello di consapevolezza problema è alta tra i governi, lo studio rivela che vi è una chiara discrepanza tra problema consapevolezza e la risposta problema in un certo numero di Stati membri dell’Ue. In particolare i Paesi del sud non hanno – o non sono stati in grado di – attuare riforme tali da far avanzare l’integrazione sociale. Per contro, alcuni Stati del nord sono riusciti a incrementare il livello di inclusione sociale negli ultimi anni.

 

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