«Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisce la banda larga al Ponte sullo Stretto» si legge nel documento dei “rottamatori per una nuova Italia” che uscì dalla Leopolda del 2010 voluta dall’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi: «Ma ora, in veste di presidente del Consiglio, Renzi ci ripensa e dopo il sì alla Camera dice dallo studio televisivo di Porta a Porta che il ponte si farà. «Un’opera colossale e inutile» dice il sindaco di Messina Renato Accorinti mentre la città è ancora allagata e necessita di ben altri interventi che riguardano la messa in sicurezza del territorio e infrastrutture degne di questo nome.

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Nel 2008 il paese di Giampilieri, sui monti del messinese, fu investito da una frana e morirono 39 persone. «Nulla è stato fatto nelle zone limitrofe perché non accada di nuovo» scrive Antonio Fraschilla nel libro inchiesta Grandi e inutili, le grandi opere in Italia da poco uscito per Einaudi. «In questi giorni Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto sono state vittima di alluvioni e solo per miracolo non ci è scappato il morto», commenta il giornalista e scrittore. «Da Giampilieri a oggi non un euro dei fondi stanziati per il dissesto idrogeologico in Sicilia è stato speso in queste due città. Stesso discorso a Messina, che è attraversata da circa 60 torrenti. A Messina da giorni i cittadini sono senz’acqua per una frana che ha travolto l’acquedotto. Di fronte a questo disastro– sottolinea Fraschilla – il Ponte sa solo di beffa». Renzi ha detto che il ponte si farà dopo aver messo in sicurezza e investito a Messina e in Sicilia. Bene, vista l’arretratezza delle infrastrutture in Sicilia ci vorranno decenni di investimenti».

La mappa degli incompiuti secondo National Geographic

Perché il premier Renzi non chiude più all’idea di costruire il ponte?

La risposta a mio avviso è semplice: grazie all’operazione messa in piedi dal governo Berlusconi, lo Stato rischia di pagare penali per quasi 600 milioni di euro alla cordata che ha vinto la gara. Il Ponte oggi non serve alla Sicilia, ma i cittadini italiani rischiano di pagare centinaia di milioni per un semplice modellino di plastica.

Sono già seicento le opere incompiute e appena abbozzate censite dal ministero delle Infrastrutture e dalle Regioni.

In realtà sono molte di più. Nemmeno i Comuni sanno spesso quante sono le incompiute nei loro territori. È come se le amministrazioni che si sono succedute, a tutti i livelli, avessero dimenticato quello che era stato fatto dai predecessori. Fondamentalmente perché ognuna ha pensato a cosa iniziare a costruire e non a completare quello che era rimasto a metà. Per un semplice motivo: in Italia dagli anni Settanta in poi si è pensato a come spendere i soldi e non a perché spenderli. Il risultato è che le nostre città e le nostre campagne sono state riempite da incompiute che ne devastano la bellezza. In alcuni casi si è invece pensato a investire ancora soldi in incompiute inutili, con esisti disastrosi

Da un lato in Italia si continua a spendere per le grandi opere e i grandi eventi dall’altro si tagliano i fondi e si indeboliscono le strutture di tutela del paesaggio e del patrimonio d’arte. Una evidente contraddizione?

In Italia i grandi eventi sono serviti ad affidare velocemente appalti aggirando le leggi ordinarie. Così abbiamo gettato al vento 300 milioni per il G8 fantasma de La Maddalena oppure abbiamo sprecato 200 milioni per gli impianti sportivi di Tor Vergata a Roma che doveva ospitare i mondiali di nuoto e invece sono rimasti a metà e adesso nessuno, né il Comune di Roma, né il Coni né l’Università sanno cosa fare di una spianata di terra con su la grande vela di Calatrava che ha la stessa quantità di acciaio della Torre Eiffel di Parigi. Nel mio libro parlo di 10 miliardi sprecati in opere grandi e inutili. Una Finanziaria dello Stato.

Una parte importante del libro è dedicata al dissesto idrogeologico provocato anche da continui abusi edilizi incoraggiati dai condoni. Lei riporta che sono oltre cinquemila le vittime per alluvioni e frane dal 1963 a oggi. Quali sono le cause principali di questo drammatico stato di cose?

Leggi troppo farraginose, molti e troppi enti coinvolti, burocrazia e politica che forse pensano più alle tangenti che ad altro, come purtroppo sta emergendo in diverse inchieste recenti. In Italia, come racconto nel libro, non sono stati spesi miliardi di euro stanziati per far fronte al dissesto idrogeologico, oppure sono stati spesi e le opere non sono state completate. Ma la cosa grave è che nessuno paga per questo, mentre in alcune aree del Paese si rischia la vita ogni volta che piove forte.

>> GALLERY | Gli incompiuti italiani

@simonamaggiorel

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