Ieri le manifestazioni di piazza in tutto il mondo, con 20mila persone “in marcia per il clima” soltanto a Roma. Oggi tocca agli oltre 130 capo di Stato e di governo presenti, mentre domani è la palla passa ai 1.300 delegati della Cop21. Se non fosse già troppo usata come espressione (la stessa enfasi, ad esempio, si pose sul vertice sul clima di Copenhagen del 2009), si potrebbe dire che quella di Parigi è l’ultima chiamata per trovare una risposta efficacia all’allarme legato al surriscaldamento del Pianeta.
Il ministro degli Affari esteri francese Laurent Fabius, che presiede la Conferenza delle parti sul clima appena partita sotto l’egida dell’Onu, ha spiegato che per «raggiungere un compromesso ambizioso» farà di tutto perché le trattative siano condotte con un «processo trasparente e aperto a tutti».
Dopo il raccoglimento per le vittime degli attentati del 13 novembre e dopo gli scontri di ieri tra forze dell’ordine e un gruppo di manifestati, i capi di Stato e di governo hanno inaugurato oggi la sessione dei colloqui, che si concluderanno con la definizione di un accordo pronto per la firma l’11 dicembre. Ciascuno aveva a disposizione tre minuti per sintetizzare la posizione del proprio Paese. Barack Obama ha utilizzato il suo tempo per evidenziare la matrice umana del surriscaldamento del Pianeta e sottolineare che che quello che si conclude tra un mese è «l’anno più caldo mai registrato». Questo, ha detto il presidente degli Stati Uniti, richiama ciascuno alla propria «responsabilità di fare qualcosa al riguardo».
Non è parso altrettanto entusiasta il presidente cinese Xi Jinping, per il quale la lotta al global warming non deve compromettere la capacità di crescita dei Paesi e a farla non devono essere soltanto quelli in via di sviluppo. Il richiamo è chiaro: gli Stati più ricchi che finora hanno prodotto la gran parte delle emissioni di gas serra sono quelli che devono fare di più. Non un traguardo ma un nuovo punto di partenza ha detto il leader cinese a proposito della conferenza appena inaugurata nella capitale francese. suscitando l’ironia di Naomi Klein, la quale in un tweet ha commentato: «Solo alle Nazioni Unite ci vogliono 21 anni per arrivare al “punto di partenza”»

Vladimir Putin, invece, rivendica gli sforzi della Russia: 40 miliardi di CO2 equivalente in meno emesse in atmosfera tra il 1991 1 il 2012, nello stesso arco di tempo in cui il Paese raddoppiava il suo Pil.
Appelli a concludere le trattative con un esito positivo sono giunti dagli altri leader, da François Holland a David Cameron, mentre il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha rivolto un’esortazione a tutti i governanti presenti: «Il futuro del nostro popolo e del nostro pianeta è nelle vostre mani. Abbiamo bisogno di un accordo universale, robusto e significativo».

Il calendario del vertice

1-4 dicembre: i rappresentanti delle 196 “parti negoziali” avvieranno le consultazioni per il futuro accordo nell’ambito del Gruppo ad hoc sul cosiddetto Adp, Il gruppo di lavoro ad hoc sulla Piattaforma di Durban per un’azione rafforzata stato istituito durante Cop17, nel 2011, e responsabile, di produrre un nuovo protocollo, un altro strumento legale o un risultato concordato con valore legale entro 2015 con entrata in vigore nel 2020.

Parallelamente, gli organi ausiliari di attuazione (Sbi) e quelli di consulenza scientifica e tecnologica (Sbsta) continueranno il loro lavoro sugli aspetti più tecnici

5 dicembre: chiusura dei lavori della Adp, che presenta un nuovo testo, risultante dai negoziati di questa prima settimana, alla Presidenza francese.

6-11 dicembre: i ministri dell’Ambiente o degli Esteri (o i negoziatori) delle 196 parti si incontrano per definire il nuovo testo. La presidenza francese propone i termini per la continuazione dei lavori, previa consultazione con loro e tenendo conto dei risultati della prima settimana.

7 e 8 dicembre: i ministri esprimeranno le loro valutazioni, mentre in parallelo le 196 parti continueranno il loro lavoro sul progetto di accordo.

9 dicembre: conclusione dei negoziati, al fine di procedere a verifiche legali e linguistiche del testo dell’accordo nelle sei lingue dell’Onu (arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo).

10 dicembre: adozione delle decisioni.

11 dicembre: adozione dell’accordo di Parigi. La firma di questo accordo non è prevista per lo stesso giorno, ma per l’inizio del 2016, nel corso di una cerimonia organizzata dal segretario generale delle Nazioni Unite.

 

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