E se per incanto ci liberassimo di tutti? Proprio di tutti i nostri attori quotidiani che interpretano una sinistra che non c’è. Dalle megastar alle comparse. Un incanto che ci libera dalla “fiducia” che dovremmo avere nella Leopolda e nei suoi protagonisti “incredibili”, abitanti di un altro pianeta (anzi di un’altra terra, contrariamente ai loro slogan, “non” per uomini) o da chi pensa, tristemente, di poter parlare di una nuova sinistra con politologi come Pasquino o giornalisti come il giovane Feltri, apostrofando contro Varoufakis. O anche da chi ha il coraggio di riunirsi – ancora – in un teatro per discutere se il premier debba essere “anche” il segretario del loro partito. Il tutto, mentre il progetto di una “sintesi” a sinistra del Pd non prende il largo neanche questa volta (non devono aver visto nessuna isola felice). Che fine misera hanno fatto “i nostri attori quotidiani che interpretano una sinistra che non c’è?”. Le parole che hanno popolato questo fine settimana di Leopolde e anti Leopolde sono state tra le più inutili, a tratti persino ridicole, per non dire anacronistiche, di questo anno che si va chiudendo. Il risultato? Finte sfiducie, querelle inutili, falsi dibattiti, vecchie idee. È sempre più difficile scrivere di politica e di sinistra, e per noi di Left è una vera pena. Quasi un supplizio. Non sentire passione per ciò che la politica propone in Italia è una delle cose a cui non avevamo pensato anni fa. Ma così è oggi. Ogni tanto ci imponiamo di scriverne, come fa su questo numero Luca Sappino, quasi per dovere di cronaca. E poi scappiamo di nuovo, tra la gente. In basso, per raccontarvi di pratiche che per noi sono “sinistra”. Pratiche speciali, che nascondono pensiero che nasconde sinistra. Andate a pagina 32, promettetemelo, e guardate la foto. C’è una barca che si è fatta scuola e ci sono dei bambini che vanno nella loro scuola-barca. Quando ho visto la foto, ho pensato a Left che di questi tempi si fa barca e a quei bambini che “sono” la Sinistra. Per noi.

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Pagina 32 del nuovo numero di Left in edicola da sabato 19 dicembre

Non ci resta che prendere il largo e girare per il mondo, come facciamo su questo numero. Partire da Londra dove Owen Jones, giovane (per noi giovanissimo!) opinionista del Guardian ci ricorda ancora una volta che: «Se Syriza fosse riuscita a ottenere concessioni, ciò avrebbe spalancato le porte a Podemos in Spagna, alla sinistra in Portogallo e al Sinn Féin in Irlanda. La speranza della gente ha terrorizzato chi tiene in mano le redini in Europa…». Ma ci racconta anche che: «Yanis Varoufakis sta cercando di creare un movimento paneuropeo: è la strada giusta. Altrimenti ogni nuovo governo progressista rischierà di essere rovesciato» e che: «La vittoria di Corbyn è una conseguenza del fatto che in Europa la socialdemocrazia è implosa come progetto politico coerente. Perché ha accettato le regole economiche del mercato». Per arrivare a Parigi e agli accordi “globali” a cui dedichiamo la nostra copertina, consapevoli della loro importanza ma anche, come ci ricorda Naomi Klein, che ora «dobbiamo unire le lotte. Lotte sindacali, contro l’austerità, per i diritti umani o per la giustizia ambientale» perché «sono tutte battaglie che emergono dalla stessa crisi, una crisi di modello la cui risoluzione non può che essere congiunta». Come ci scrive anche Gunter Pauli, teorico della Blue economy: «Noi – la generazione che non è riuscita a fermare il cambiamento climatico – dobbiamo alimentare un ampio grado di libertà per cui i bambini potranno porsi le domande che noi non ci siamo mai posti… Se spingeremo i nostri figli ad andare oltre la ragione, e gli diremo che abbiamo fiducia nel fatto che faranno meglio di noi, allora cambieremo davvero la società». E finire in Bangladesh, dove su quella barca di bambù alimentata da pannelli solari i bambini vanno a scuola. Ci vediamo a pagina 32.

Questo editoriale lo trovi nel numero 49 di Left in edicola dal 12 dicembre

 

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