Una giornata ricca di brutte notizie sui fronti strettamente collegati di terrorismo e del Medio Oriente, con vicende internazionali e nazionali che si intrecciano. Attentati e stragi in Libia, bombe in Yemen e un morto a Parigi nel giorno della commemorazione della strage nella redazione di Charlie Hebdo.

epa05091479 Police officers stand guard near a shooting scene after a man carrying a knife attempted to enter a Paris police station in the Goutte d'Or area, northern Paris, France, 07 January 2016. A man has been shot dead outside a Paris police station after apparently attacking the facility, amid fears that the incident might be an act of terrorism. Luc Poignant of the police union said the man allegedly shouted 'Allah is great' as he approached the facility. The incident comes on the one-year anniversary of an Islamist attack on the offices of satirical French newspaper Charlie Hebdo that prompted three days of terror and shootings in the city, ultimately resulting in 17 civilian deaths and the deaths of three Islamists as police closed in on them. EPA/IAN LANGSDON

Parigi a un anno da Charlie Hebdo, la polizia uccide un uomo armato di coltello

A un anno della strage nella redazione di Charlie Hebdo, Parigi vive in piccolo una giornata di paura. Un uomo armato di coltello è entrato ieri nel commissariato del 18esimo arrondissement gridando “Allahu Akhbar” ed è stato ucciso dalla polizia, che ha sparato due o tre colpi. Dalla tasca dell’uomo, che aveva del nastro adesivo sulla giacca, spuntavano dei fili elettrici. Nella giacca aveva una bandiera dello Stato Islamico e una rivendicazione scritta in arabo. La polizia temeva si trattasse di un kamikaze e ha isolato la strada, situata nella Goutte d’Or, uno dei quartieri di Parigi tra i più multietnici della capitale francese. Nelle stesse ore, in città, Hollande celebrava l’anniversario dell’attentato contro Charlie Hebdo e in un tribunale diversi foreign fighters rientrati nel Paese dalla Siria, sono stati condannati a diversi anni di carcere.

Libia: 50 morti per un attentato kamikaze nella zona dei terminal petroliferi. E’ stato ISIS?

Più grave e sanguinoso quel che è capitato in Libia. Un autobotte carica di esplosivo è esplosa davanti a una caserma della polizia a Zliten facendo almeno 47 morti (alcune fonti dicono 50). Si tratta del bilancio più grave in un attentato dalla caduta di Gheddafi e del primo kamikaze in città.L’attentato non è stato rivendicato da nessuno, ma siamo in una zona di forte presenza dello Stato islamico, che ha già condotto attentati di questo tipo nella regione dei terminal petroliferi. Nelle scorse settimane le milizie che si dichiarano fedeli ad Al Baghdadi hanno cercato di prendere possesso di infrastrutture petrolifere e sono state respinte. La bomba potrebbe essere una vendetta nei confronti delle forze che hanno difeso le basi petrolifere. Ma è presto per avere certezze, se non quella per cui decine di persone sono morte e altre decine sono sparse per gli ospedali di Tripoli, che dista 160 chilometri da Zliten. In zona le milizie del Califfato stanno combattendo contro tutte le altre milizie – islamiche o laiche, come del resto in Siria e Afghanistan. Su Zliten erano cadute bombe Nato che avevano ucciso diversi civili.

Missili sauditi sullo Yemen, Teheran accusa: «Colpita la nostra ambasciata»

epa05087550 Yemenis inspect the site of airstrikes allegedly carried out by the Saudi-led coalition targeting a neighborhood in Sana'a, Yemen, 04 January 2016. The nine-month conflict in Yemen has escalated dramatically since the Saudi-led coalition started conducting airstrikes against the Houthi rebels in March, with more than 6000 people killed. EPA/YAHYA ARHAB

Di natura diplomatica è la notizia che viene dallo Yemen, dove si combatte una guerra per interposta persona tra Arabia Saudita e Iran. Da Teheran arriva l’accusa a Riad di avere colpito la sede dell’ambasciata iraniana. O almeno questo è quel che ha detto l’agenzia di stampa iraniana. Con le ore, la vicenda, che avrebbe potuto configurarsi come una risposta all’assalto della folla all’ambasciata saudita a Teheran, è divenuta meno grave: l’edificio è stato danneggiato da detriti prodotti dall’esplosione di un missile ad qualche centinaio di metri di distanza. Bombardare in risposta ai comportamenti della folla, condannati dalle autorità iraniane, sarebbe stato un vero e proprio atto di guerra. Riad sostiene di aver effettuato dei raid aerei contro i ribelli Houthi, che userebbero alcuni edifici abbandonati nella zona delle ambasciate. L’Arabia accusa l’Iran di armare gli Houthi, che in realtà sono già armati per loro conto, visto che alcuni reparti dell’esercito sono rimasti fedeli al deposto presidente Salah.

 

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