Allo sciacallaggio non c’è fine. La polizia turca ha scoperto un laboratorio di Izmir, il porto da cui parte la maggior parte dei siriani, che produceva falsi giubbotti salvagente, sequestrandone quasi 1300. Arancioni, come quelli che vediamo addosso a tutti i rifugiati che sbarcano a Lesbos o in Sicilia, con il difetto che non ti fanno rimanere a galla.


Le giacche sono la merce più venduta in alcuni negozi della città, ha spiegato un commerciante al Guardian. E in effetti i media turchi spiegano che c’è stato un boom nella produzione di questi giubbotti e che in alcuni negozi questi vengono venduti a prezzi troppo bassi. Molti portano marchi di origine e marca contraffatti: circa 10 dollari contro i 30 di un giubbotto vero. Un altro commerciante, che vende giubbotti veri, ha dichiarato a una Tv locale: «Quelli sono giubbotti che uccidono, altro che salvataggio. Così è un massacro».

Questa settimana 36 persone sono morte cercando di raggiungere le coste greche e, dall’inizio dell’anno sono già 800. I flussi sono diminuiti ma la fuga dalla guerra continua e dalle coste turche continuano a partire a migliaia nonostante il discutibile patto multimilardario tra Ankara e L’Unione europea volto a rendere le autorità turche più attive sul fronte della repressione del traffico di essere umani e dell’accoglienza ai siriani.

Quanto agli accordi europei secondo i quali i Paesi avrebbero accolto un numero crescente di rifugiati sulla base di quote stabilite, i risultati sono risibili: 272 ridislocati da novembre a oggi: lo 0,17% dei 160mila annunciati e lo 0,03% del totale delle persone entrate in Europa.

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