Il silenzio lo spezza l’ex capogruppo PD alla Camera che dice «ora la Boschi deve spiegare» e ricorda come nel 2010 fu proprio il PD a sfiduciare Caliendo (Forza Italia) per i suoi incontri con Carboni, il faccendiere della P3. E le parole di Speranza sono certamente solo la punta di un malessere interno che non tarderà ad organizzarsi e strutturarsi contro la ministra Boschi. Nelle carte dell’inchiesta della Procura di Perugia (per una presunta evasione fiscale del faccendiere Valeriano Mureddu) c’è scritto a chiare lettere che Pier Luigi Boschi, ex vice presidente di Banca Etruria oltre che padre della ministra, ha incontrato almeno due volte Flavio Carboni per avere un “consiglio” sulla nomina del direttore generale dell’istituto bancario. Ormai siamo andati oltre alle illazione e alle dicerie: c’è anche il controverso faccendiere nel recente passato dell’istituto aretino e papà Boschi.

Quindi? Quindi, non ce ne voglia la ministra, ma si sbriciola in un soffio l’immagine bucolica che Maria Elena Boschi ha dipinto del proprio padre durante il suo intervento alla Camera mentre si discuteva la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle. Non è consuetudine dei padri di famiglia italiana media (e non solo media) incontrare rappresentanti (già sputtanati) delle ultime massonerie all’amatriciana che hanno infestato il Paese. Non regge nemmeno l’ipotesi che tutto questo sia accaduto per caso: gli incontri sono stati almeno due (e quindi consenzienti) e sinceramente non capita d’incontrare un massone in coda dal fruttivendolo e cominciare a chiacchierare del tempo, del traffico e poi finire per consultarsi su un possibile direttore generale della banca. Questa volta alla ministra (che si sta intestando la riforma della Costituzione, ricordatevelo) servirà molto di più di una struggente parodia del padre di famiglia tutto casa e lavoro e, nel migliore dei casi, dovrà prenderne le distanze dopo essersi sciolta nella sua ultima dichiarazione d’amore. Insomma: in qualunque caso la Boschi è all’angolo e questa volta né a lei né al suo pigmalione Matteo Renzi riuscirà di spicciare la vicenda come se fosse solo una maldicenza.

Ma c’è, se possibile, un aspetto ancora peggiore nelle novità degli ultimi giorni: se prima si poteva pensare che l’errore di Renzi fosse quello di trascinare il Giglio Magico (la sua banda di amichetti d’infanzia, per dirla più prosaicamente) nei ruoli apicali di governo e quindi ci si poteva imputare un certo provincialismo e una meritocrazia più d’affetti che di valore oggi con la comparsa sullo sfondo della massoneria il Presidente del Consiglio mostra di essere molto distante dal self made man (oddio, un altro, ebbene sì) che si “è fatto” grazie al proprio intuito politico. C’è nell’incontro tra Flavio Carboni e papà Boschi tutti il vecchio odore stantio della seconda Repubblica che avrebbe dovuto essere rottamata. Renzi rischia di essere più il grande riesumatore piuttosto che rottamatore. E su questo rischia la faccia. E il governo.

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