Sono passati meno di cinque anni ma è un’era politica. Il 28 maggio 2011 Milano, con l’elezione del sindaco Giuliano Pisapia, sembrava essere l’avamposto di un centrosinistra finalmente convincente, unito perché capace di cogliere l’occasione anche delle differenze interne e, soprattutto, credibile nel governare. Cinque anni dopo sicuramente la sfida dell’amministrazione è vinta: Milano è tornata davvero la città viva con un ruolo europeo, moderna nella mobilità e nelle politiche sociali, addirittura dirompente sul piano dei diritti (mentre il Governo si impantana per l’ennesima volta sulle unioni civili) e credibile. Non ci avrebbe scommesso nessuno che Pisapia e la sua giunta sarebbero arrivati alla fine del loro mandato con la richiesta pressante da più parti di continuare la partita. Ma questi cinque anni sono un’era politica e quando il sindaco ha annunciato di non volersi ricandidare, la città, sbiadito il fondotinta dell’unità, si è risvegliata convulsa e frammentata. Potranno ripeterlo centinaia di volte nei comizi, potranno scriverlo a caratteri cubitali nei programmi elettorali ma la “Milano di Pisapia” si ferma qui. Inutile negarlo.
In questi cinque anni il sindaco (che non ha tessere di partito, anche se Pd e Sel più volte hanno cercato di rivendicarne la paternità) è riuscito nell’impresa di tenere coesa la propria squadra di giunta e la maggioranza in Consiglio comunale fuori dal mare mosso della politica nazionale: i quattro governi che si sono succeduti (Berlusconi, Monti, Letta e ora Renzi) non hanno condizionato gli equilibri politici cittadini e nonostante le naturali difficoltà di una maggioranza che tiene insieme la sinistra radicale con i piddini più centristi, il sindaco ha avuto sempre la maggioranza in consiglio su ogni decisione (escluso il recente progetto di riqualificazione delle stazioni cittadine, ma questo è il risultato di una campagna elettorale già iniziata). La sua squadra, poi, è sempre stata evidentemente fuori dalle logiche della spartizione politica, folta di giovani assessori (come la scommessa, vinta, di Pierfrancesco Maran ai trasporti) e costruita più su un reale rapporto fiduciario che su calcoli da segreterie di partito. E non è un caso che alcuni assessori (tra cui anche l’ex vicesindaca Ada Lucia De Cesaris) siano “indipendenti”, non tesserati per nessun partito. […]

 

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