Il governo egiziano continua a smentire che Giulio Regeni sia finito nelle mani degli apparati di sicurezza e sia stato torturato, ma tutti gli elementi finora a disposizione sembrano indicare il contrario. Il passaporto sparito, il cellulare che ancora non si trova, entrambe le orecchie mozzate, decine e decine di piccoli tagli sul corpo, fin sotto la pianta dei piedi, ossa rotte, le unghie di un dito della mano e di uno del piede strappate sono segni evidenti quanto inquietanti che raccontano molto degli ultimi giorni del ricercatore italiano.
Qualche tempo fa alcuni dei metodi di tortura utilizzati nelle carceri egiziane erano stati resi pubblici attraverso delle “lettere” illustrate di un detenuto, trapelate sul sito di informazione Rassd, e diffuse in occidente dalla Bbc. Se i sospetti sulla morte di Giulio Regeni fossero confermati, quelle stesse lettere, ribattezzate “lettere dall’inferno”, potrebbero rappresentare anche una credibile descrizione dell’inferno vissuto negli ultimi giorni di vita dal ventottenne italiano prima di essere brutalmente ucciso.
Qui potete leggere e vedere parte del contenuto delle lettere.


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Lettere dall’inferno, racconto illustrato delle torture nei carceri egiziani


Sono anni che le organizzazioni internazionali denunciano la disumanità dei governi egiziani. Secondo Human Rights Watch l’attuale regime di al-Sisi è il più “repressivo” della storia egiziana. Addirittura più violento della dittatura di Mubarak durata un trentennio e anch’essa denunciata già nel 2011 da Hrw proprio focalizzandosi sulle torture che venivano inflitte costantemente ai detenuti nelle carceri e nei commissariati egiziani dell’ex rais.

Nel suo rapporto annuale, pubblicato nel maggio 2015, il Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani (NCHR) ha dichiarato che «il diritto alla vita ha subito un orribile deterioramento» nel 2013 e 2014. Il rapporto afferma che la violenza ha provocato circa 2.600 morti in quel periodo, tra cui 700 tra le forze di polizia, 1.250 sostenitori dei Fratelli musulmani e 550 altri civili.
Da quando al-Sisi è salito al potere, le autorità hanno fatto rispettare in modo aggressivo il divieto de facto di protesta e disperso manifestazioni anti-governative con la forza. Nel mese di gennaio 2015, almeno 20 persone sono morte durante gli eventi che celebravano il quarto anniversario della rivolta del 2011. Nel febbraio 2015, almeno 19 tifosi di calcio sono morti nella calca al di fuori di uno stadio del Cairo dopo che la polizia ha sparato gas lacrimogeni una folla di centinaia in fila per passare attraverso un corridoio di barriere di metallo. I pubblici ministeri hanno incriminato membri dei club di ultrà della squadra e presunti membri della Fratellanza per il caos, ma non ufficiali di polizia.
Per quanto riguarda la terribile situazione nelle carceri, un rapporto di Hrw documenta 323 casi di morte nelle prigioni egiziane tra agosto 2013 e settembre 2015, per «conseguenza diretta di torture, maltrattamenti o la negazione di cure mediche».
Secondo il rapporto, 52 morti sono stati documentati durante il governo del Consiglio Supremo delle Forze Armate tra febbraio 2011 e giugno 2012, mentre altri 56 sono stati documentati durante la presidenza di Mohamed Morsi – tra giugno 2012 e luglio 2013. Sono 132 i decessi documentati durante il governo ad interim dopo il colpo di stato militare rimasto al potere fino a giugno 2014, mentre 191 sono i morti di cui abbiamo notizia deceduti per questo tipo di cause da quando da Sisi è stato eletto nel giugno del 2014.

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