Ieri Angela Merkel avrebbe dovuto partecipare a un vertice dove c’era anche la Turchia. La strage ad Ankara lo ha fatto saltare. Ancora una volta la guerra sul terreno in Siria, la crisi turca e la crisi dei rifugiati si intrecciano, non potrebbe essere altrimenti.

Dal confine turco-siriano apprendiamo, lo riferiscono fonti giornalistiche e attivisti siriani, che un migliaio di uomini armati, molti jihadisti, sono entrati in Siria e sono diretti nella zona di battaglia di Aleppo. Ankara evidentemente ha scelto la strada di riaprire le frontiere agli jihadisti come risposta all’offensiva russa e siriana contro la città simbolo.

La stessa Turchia è quella che dovrebbe ri-accogliere i rifugiati bloccati in Grecia in cambio di miliardi di euro. Per adesso il piano pensato e voluto dalal Germania per allentare la tensione interna all’Unione non sembra proprio funzionare.

Proprio oggi un vertice europeo dovrebbe discutere della questione, dopo che lunedì scorso quattro Paesi dell’est europeo si sono incontrati a Praga per assumere una posizione comune che respinge ancora una volta il piano di redistribuzione dei rifugiati. I quattro Paesi vogliono sigillare le frontiere greche e lasciare la crisi umanitaria nelle mani degli ellenici e dei loro guai.

Da Bruxelles si intuisce che ci sono almeno una decina di Paesi, la civile Austria e la socialista Francia compresi, che si preparano a chiudere le frontiere ai rifugiati. Un guaio per Angela Merkel che si trova sempre più isolata a dover gestire la politica di relativa accoglienza promossa nei mesi scorsi e messa nero su bianco nel piano mai partito che prevede la redistribuzione di decine di migliaia di rifugiati anche in quei Paesi che al momento non ne accolgono (e che non hanno un vero problema migratorio). La fronda dell’Est – interessante: all’epoca dei PIGS che non facevano quadrare i bilanci Bruxelles picchiava più duro contro Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia e Italia, che dal canto loro non si permettevano di tenere vertici per conto loro – e le resistenze in diverse capitali europee importanti rendono la quadratura del cerchio molto difficile.

Il commissario europeo alla migrazione, il greco Yiannis Mouzalas, ha intanto respinto più volte le accuse rivolte ad Atene di non fare abbastanza per chiudere i confini di mare. «È una bugia – ha detto – abbiamo il miglior controllo possibile di una frontiera marina». Mouzalas ha anche aggiunto che, ora che le macchine per identificare le persone sono finalmente arrivate, il processo di registrazione dei richiedenti asilo procede spedito. «Eravamo al 10% pochi giorni fa, ora che le macchine sono finalmente arrivate siamo al 90%».

In Grecia sono arrivati più rifugiati nei primissimi giorni di febbraio che in tutto il mese dell’anno scorso. Circa 2mila al giorno. E tutto lascia prevedere che con la battaglia di Aleppo che infuria e la primavera, il flusso sia destinato a crescere. A Est c’è un blocco che chiede semplicemente di rispedirli a casa loro (o in Grecia e in Turchia). E a cercare di salvaguardare uno straccio di accoglienza, al momento, sembra esserci quasi solo Angela Merkel. Sempre più isolata.

Intanto a Calais stanno per distruggere La Giungla, il campo profughi improvvisato che accoglie migliaia di persone. Ci sono anche 400 tra ragazzi e bambini.

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