Slovenia e Croazia da oggi rifiutano il transito alla maggior parte dei migranti attraverso il loro territorio, nel tentativo di isolare la rotta dei Balcani. Una scelta, quella dei due stati ex jugoslavi che implicherà una scelta simile da parte della Serbia, che chiuderà le frontiere con Bulgaria e Macedonia.

A Idomeni – e probabilmente in tutti gli altri luoghi in cui ci sono sacche di rifugiati e migranti fermi alle frontiere – fa freddo e piove, come vedete nel video qui sotto. E i rifugiati, che cominciano ad aver chiaro che il confine non verrà aperto, protestano pacificamente da due giorni.

I rifugiati protestano, scavano trincee e raccontano le loro storie ai cronisti che si aggirano per il campo. Per fortuna Medici Senza Frontiere e molte altre organizzazioni umanitarie sono sul terreno e portano aiuto. Tra le nuove cose arrivate la tenda qui sotto di Msf «affollata ma almeno asciutta» come recita questo tweet.

Intanto, come già scrivevamo nei giorni scorsi, i dubbi sulla legalità della bozza di accordo tra Europa e Turchia sono sempre di più: le agenzie Onu, giuristi e le Ong ne contestano la ratio giuridica. Lo ha detto Amnesty International con un comunicato molto duro e lo ha detto, anche se in forma più diplomatica, parlando al Parlamento europeo Filippo Grandi, Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite: «Come prima reazione sono profondamente preoccupato per qualsiasi accordo che comportasse il rientro forzato o il trasferimento da un Paese all’altro di chiunque senza avere garanzie di protezione dei rifugiati in base al diritto internazionale”, ha detto all’aula di Strasburgo.

Infine, come hanno spiegato molti rifugiati siriani all’inviato di The Guardian a Istanbul, l’accordo non cambierà le cose: le persone fuggono dalla guerra e non hanno nessuna intenzione di rimanere in Turchia: «Se il viaggio è comunque illegale, perché dovremmo smettere di farlo? Noi siriani stiamo cercando comunque la nostra strada aggirando le regole» dice una ragazza di 23 anni. Quasi tutti gli intervistati, salvo quelli che non aspettano altro che non tornare a casa a guerra finita, ripetono: se la Grecia è chiusa, cercheremo un’altra strada.

(foto Ap e Ansa)

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