Non è stato un vero e proprio tonfo per Angela Merkel, lo è stato per il sistema politico tradizionale e per la Grosse Koalition che guida la Germania. O, più banalmente, anche in Germania è arrivata la marea di protesta che ha toccato con segni molto diversi tra loro tutti e ciascuno i Paesi europei dove si è votato tra 2015 e 2016.

Tre Lander della Germania hanno votato e la prima notizia importante è che l’AfD, Alternativa per la Germania, un nome perfetto per un partito in tempi di scontento, entra nei Parlamenti di Sassonia, Renania-Palatinato e Baden-Wurttenberg, ovunque superando il 10%. Il risultato più clamoroso nello stato dell’est tedesco, dove il partito anti immigrati e anti sistema tradizionale raccoglie il 24%. Il successo dell’AfD è in parte il frutto della alta partecipazione al voto, come si vede nei grafici qui sotto, in ciascuno del Lander la partecipazione è cresciuta almeno del 4,5%. Gli exit polls indicano che, specie in Sassonia, i nuovi elettori hanno scelto la protesta xenofoba: più di metà risponde che ha scelto il nuovo partito per via della posizione sui rifugiati. Si tratta di una scelta di protesta: chi risponde ai sondaggi dice di non ritenere che il partito abbia soluzioni concrete per risolvere i problemi. Nel Lander dell’est la somma dei voti di destra e sinistra (Die Linke) di opposizione superano il 40%, ma per la sinistra, tradizionalmente forte a est, è un risultato deludente: la protesta sceglie il fronte opposto al suo.

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I risultati rimandano comunque un quadro confuso, in cui, a parte l’AfD, tutti perdono e vincono. I Verdi arrivano primi con il 30% nel Baden-Wurttemberg con un programma molto moderato e schierato male sul tema dei rifugiati (il leader locale Kretschmann è anche per una chiusura delle frontiere) e nello stesso Lander crollano i socialdemocratici e la CDU di Merkel che era il primo partito nella regione dal 1952, diventa la seconda forza. Un segnale di un’opinione pubblica profondamente  divisa su quello che è il tema cruciale del momento: a est si vince contro i rifugiati, a ovest pure, ma scegliendo toni moderati. In Renania, la SPD va piuttosto bene ed è destinata a continuare a governare.

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Nel complesso si tratta di un risultato molto federale, nel senso che mette in luce le differenze politiche e sociali dei diversi Lander. E nel complesso ne escono male le forze di governo senza che però si profili all’orizzonte qualcosa in grado di sostituirlo. Il risultato è preoccupante tanto per la Spd che perde voti a Ovest e nessuno sa bene da che parte stia: non in economia, non i materia di immigrazione e rifugiati, quanto per Angela Merkel, che si troverà a gestire una montante protesta anche interna al suo partito per la posizione assunta sui rifugiati. Questa settimana si tornano a riunire i capi di Stato europei per ridiscutere l’accordo con la Turchia, cruciale per la cancelliera tedesca, ma ricoperto di critiche da organizzazioni per i diritti umani e Onu (e anche da parte di diversi leader europei, Renzi compreso).

La cosa più preoccupante di tutte, è comunque l’ingresso, anche in Germania, di una formazione xenofoba nelle istituzioni di ormai 7 Lander. Anche in Germania il clima è avvelenato dalla crisi dei rifugiati. E a farne le spese saranno proprio loro, che sono gli ultimi a cui dare la colpa.

Frauke Petry, chairwoman of the AfD, is photographed through a hole in a window pane that was destroyed by AfD opponents at the gathering of the right-populist AfD (Alternative for Germany) after the closing of the state elections in the German federal states of Baden-Wuerttemberg, Rhineland-Palatinate and Saxony-Anhalt in Berlin, Germany, Sunday, March 13, 2016. Three German states were voting Sunday in the first significant political test since the country saw a massive influx of migrants. (AP Photo/Michael Sohn)

Frauke Petry, le leader del AfD (AP Photo/Michael Sohn)

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