«Lei non ha rubato nulla, ma sta per essere giudicata da una banda di ladri», ha scritto il New York Times il 15 aprile. Mentre al Senato si sta per insediare la commissione che dovrà decidere dell’impeachment della Presidenta (il 26 aprile), Dilma Rousseff vola a New York per assistere alla firma dell’accordo globale sui cambiamenti climatici insieme a decine di capi di Stato e di governo. E coglie l’occasione per denunciare i “golpisti” che vogliono destituire il suo governo.

scontri in Aula durante il voto sull'impeachment

scontri in Aula durante il voto sull’impeachment

L’iter è tracciato: dopo il via libera della Camera (che ha raggiunto i 342 voti necessari durate le votazioni della notte di domenica), la speciale Commissione (costituita da 21 membri e 21 supplenti, rappresentanti di tutti i partiti politici) avrà dodici giorni di tempo per decidere se accogliere o no la proposta delle opposizioni. In caso positivo, l’impeachment sarà votato dal Senato e Rousseff avrà 180 giorni di tempo per difendersi davanti ai giudici della Corta costituzionale. A quel punto, il Senato dovrà votare una seconda volta, dopo aver ascoltato la difesa della Presidenta e solo in caso di voto favorevole, a maggioranza dei due terzi degli 81 senatori, Dilma decadrebbe dall’incarico e, al suo posto, si insedierebbe ufficialmente il vicepresidente Michel Temer, che assumerebbe l’interim durante i 180 giorni di sospensione della presidente. Dilma Rousseff corre il rischio di essere destituita dalla presidenza del Brasile dopo che la Camera dei Deputati – domenica notte – ha dato il via libera per l’avvio del processo politico. Un’Aula – va detto – in cui il 50% dei deputati è imputato davanti alla giustizia. Come previsto dalla legge, l’impeachment passa adesso al Senato, dove proprio oggi si terrà il primo voto. L’opposizione accusa Dilma Rousseff di aver manipolato i conti pubblici. Un’accusa che, si difende la Presidenta, basta a mettere in discussione la legittimità dell’impeachment.

L’aria si fa sempre più pesa. Bastino due fatti, su tutti: il presidente della Camera, il deputato Eduardo Cunha. Egli è accusato di molti crimini ed è reo presso il Supremo Tribunale Federale: «Un gangster che giudica una donna decorosa alla quale nessuno ha osato attribuite alcun crimine», ha scritto Leonardo Boff. E domenica notte il deputato di ultradestra Bolsonaro ha dedicato il suo voto di impeachment contro Rousseff a Carlos Brilhante Ustra, il colonnello che durante la dittatura militare brasiliana ha guidato l’unità militare che torturava i dissidenti poi (e l’ex guerrigliera Dilma è stata tra le vittime di quel torturatore).

Intanto, in Brasile e non solo, si urla al golpe contro Dilma. E sono tanti gli artisti e le organizzazioni sindacali e politiche che si schierano in difesa dell’ex guerrigliera e del vecchio presidente Luiz Inacio Lula da Silva. Proprio ieri sera, fuori dal teatro in cui si svolgeva il live di Gilberto Gil e Caetao Veloso sono apparse le scritte contro il golpe. E Caetano Veloso non ha esitato a paragonare l’attuale scenario politico con il golpe del 1964. Un colpo di Stato, quello brasiliano, che pose fine al governo di João Goulart, detto “Jango”, per instaurare una dittatura, all’indomani delle marce per la religione, la famiglia, Dio e contro la corruzione. Quelle che piombarono il Brasile in 21 anni di dittatura.

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