«Negli ultimi trent’anni nelle nostre società le condizioni economiche delle persone sono diventate più disuguali», scrivono Franzini e Pianta nelle prime righe di Disuguaglianze. Quante sono e come combatterle (Laterza, 2016). Sono quattro i “motori” alla radice del fenomeno: il potere del capitale sul lavoro, il capitalismo oligarchico, l’individualizzazione, l’arretramento della politica. Come si combattono lo abbiamo chiesto al professor Pianta.

Una volta individuate le quattro radici delle disuguaglianze, quali politiche occorre adottare per combatterle?

Le politiche contro le disuguaglianza devono affrontare i quattro “motori” che le alimentano. Innanzi tutto serve riequilibrare i rapporti capitale-lavoro, con misure che ridimensionino la finanza, limitino le posizioni di rendita (compresa quella immobiliare), assicurino ai salari una parte dei  benefici che vengono da tecnologia e aumenti di produttività, introducano un salario minimo efficace e riconoscano un ruolo maggiore ai contratti di lavoro nazionali. Un secondo insieme di politiche deve fermare l’ascesa del capitalismo oligarchico, mettendo un limite ai super-redditi milionari di top manager e degli altri (pochi) strapagati oltre ogni ragionevolezza, e riportando significative imposte di  successione, fortemente progressive, che riducano l’attuale trasmissione ereditaria di gran parte della ricchezza. Il terzo tipo di azioni deve contrastare l’individualizzazione delle condizioni economiche, che hanno fatto aumentare le disparità anche all’interno dei percettori di salari. Si devono ridurre la frammentazione dei contratti di lavoro e la precarietà e, dall’altro lato, rafforzare un’istruzione pubblica egualitaria che è la base per le possibilità di mobilità sociale. Infine, la politica deve tornare ad assicurare efficaci politiche di redistribuzione.

In quali campi e con quali conseguenze la politica ha abdicato?

In quasi tutti i Paesi avanzati, la politica ha seguito i precetti neoliberali: ha lasciato fare sempre di più a meccanismi di mercato che per loro natura alimentano le disparità, ha ridotto l’uso di tassazione e spesa pubblica per ridurre le disuguaglianze. Quello che serve ora è una politica che riduca innanzitutto le enormi disparità negli stock di ricchezza – che sono molto più gravi di quelle nei redditi ottenuti ogni anno – introducendo una tassazione appropriata – e progressiva – della ricchezza a livello nazionale, con politiche coerenti a livello europeo e internazionale. Poi occorre accrescere la progressività delle imposte sul reddito, in modo da aumentare gli effetti redistributivi dai ricchi ai poveri. Infine serve un reddito minimo.

Un reddito minimo universale “sarebbe utile” o “è indispensabile”?

È indispensabile come riconoscimento di un diritto sociale, come strumento per tutelare i più poveri, i più precari, i meno fortunati. È lo strumento chiave e più ugualitario per evitare l’aumento della povertà. E sarebbe importante in parallelo assicurare un più ampio accesso al lavoro, anche con interventi pubblici. Tutto questo ridurrebbe immediatamente le disuguaglianze e aiuterebbe la ripresa dell’economia attraverso un aumento dei consumi e della domanda.

Non avete affrontato la questione della sostenibilità ambientale del sistema economico, pur riconoscendo che si tratta di «un fenomeno molto importante che può generare nuove forme di disuguaglianza».

La gravità dei cambiamenti climatici sta producendo nuove vittime di crisi ambientali, in Italia e ancor più nei Paesi in via di sviluppo. Persone che perdono reddito, terra, casa, vedono peggiorare le proprie condizioni di vita e aumentare malattie e cause di morte dovute a degrado ambientale, inquinamento, inondazioni, fenomeni climatici estremi. È una disuguaglianza complessa da documentare ma con cui dovremo fare presto i conti, innanzitutto fermando il cambiamento climatico.

Un’ultima domanda, è raggiungibile la perfetta uguaglianza?

È una questione di teoria politica ben più ampia degli obiettivi del nostro libro. Ci accontentiamo di mostrare che nelle nostre società un po’ più di uguaglianza farebbe davvero bene a tutti.

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