Con le amministrative alle porte c’era da aspettarselo. Lo slogan “La difesa è sempre legittima” campeggia sui manifesti delle destre e il refrain delle camicie verdi “Padroni a casa nostra” assume in questa campagna elettorale un nuovo significato. «Se mi entra un ladro in casa e gli sparo se l’è andata a cercare» spiega Matteo Salvini a sostegno dell’ennesimo padrone di casa che ha premuto il grilletto, con il governatore e compagno di partito Roberto Maroni pronto ad accollare al Pirellone – soltanto però, si badi, a beneficio di chi risieda in Veneto da almeno 15 anni – «le spese di difesa del pensionato che, per legittima difesa, ha sparato al ladro romeno entrato in casa sua». Sulle loro posizioni, anche Fratelli d’Italia e gli altri pezzi della destra nostrana. Ma non solo.
Stranieri contro connazionali, ladri contro padroni di casa: la materia – confermano i sondaggi – è di quelle che sollecitano le paure degli italiani e come tale vede i due terzi del Paese schierati con chi non intende punire l’eccesso colposo di legittima difesa e quindi vuole togliere al giudice la potestà di decidere se chi reagisce va oltre i limiti di proporzionalità tra offesa subita e difesa messa in campo.

Nulla di fatto in Aula
Il mese scorso, su questo tema, il dibattito parlamentare si è arenato al punto che, su richiesta dei centristi di Area popolare, l’Aula di Montecitorio ha rinviato alla commissione Giustizia il disegno di legge in discussione. Oggetto del contendere, l’articolo 52 del codice penale sulla legittima difesa, già modificato nel 2006 con l’estensione della liceità di usare l’arma legittimamente detenuta nel caso di violazione di domicilio. Unici limiti: l’inevitabilità dell’uso dell’arma e la proporzionalità tra offesa e difesa.
Ciò nonostante si discute ora di nuove modifiche in senso meno restrittivo per chi usa le armi nel domicilio o sua pertinenza. Le posizioni in campo però sono molto diversificate. La Lega Nord vuole porre fine alla possibilità di una valutazione caso per caso da parte dei giudici: ogni atto compiuto a seguito dell’effrazione di casa, negozio, azienda o studio professionale è legittima difesa. Per il Pd, che ha riscritto il testo scontentando Lega e Area popolare, la colpa può essere esclusa soltanto se l’errore nel valutare la situazione di pericolo è conseguenza di un «grave turbamento psichico, e se è stato causato dalla persona contro cui è diretto il fatto». In mezzo, la posizione di Area popolare, in particolare del ministro per gli Affari regionali con delega alla Famiglia, Enrico Costa, che insiste nel voler ricomprendere nell’ipotesi di legittima difesa il caso di un atto violento esercitato dal padrone di casa in presenza di bambini (dando rilievo alla presenza dei figli e non a quella del coniuge o altri familiari e finendo così per stabilire una assurda gerarchia). Risultato: la patata bollente torna alla commissione competente che dovrà «approfondire».

Un favore ai produttori di armi?
«Quello che è accaduto» taglia corto Daniele Farina, deputato di Sinistra Italiana in commissione Giustizia «è che il Pd ha sostituito la sua versione soft di modifica della legittima difesa alla versione hard proposta dalla Lega. Il Carroccio vuole eliminare ogni proporzionalità tra l’offesa subita e la difesa messa in campo, mentre per il Pd deve rimanere una certa gradualità: entrambi i partiti però non tengono conto del fatto che la legittima difesa è stata già riformata nel 2006 e questa modifica non riguarda soltanto la casa privata ma anche lo studio, le pertinenze, il negozio…». Per Farina l’obiettivo di questi tentativi di intervento legislativo non è soltanto quello di cavalcare le paure dei cittadini, ma – spiega – alcune forze politiche «non la raccontano tutta agli italiani», perché agirebbero con l’intento di favorire i produttori di armi leggere. «C’è un enorme mercato – aggiunge il deputato di Si – e una legge che ha compiuto 25 anni quest’anno prevede un report dettagliato sulle armi leggere che però è sempre più opaco. In realtà la possibilità di esercitare la legittima difesa esiste già e soltanto noi siamo contrari a eliminare ogni regola e proporzionalità. Anche i 5stelle sono un po’ timidini sull’argomento».

L’articolo continua sul n. 19 di Left in edicola dal 7 maggio

 

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