All’alba, e con i giornalisti tenuti a tre km di distanza, è iniziato lo sgombero del campo dei migranti di Idomeni, il campo della vergogna al confine tra la Grecia e la Macedonia. L’ultima fermata del viaggio della speranza per migliaia e migliaia di siriani, soprattutto, fuggiti dalla guerra. Per loro l’Europa è diventata un sogno dopo che è stato deciso di chiudere le frontiere. I circa novemila profughi ammassati in quella che era una stazione abbandonata verranno inviati in due campi ad Atene e a Salonicco. Quindi l’Europa del Nord si allontanerà sempre di più. Circa 400 poliziotti in tenuta antisommossa stanno provvedendo all’operazione che durerà alcuni giorni. Il portavoce del governo greco sui rifugiati Giorgos Kyritsis ha detto che la polizia non avrebbe usato la forza. Ma il fatto che i giornalisti siano stati fermati ad un posto di blocco lontano dal campo non è una buona notizia.
La stragrande maggioranza dei profughi di Idomeni è costituita da famiglie con donne e bambini che provengono dalla Siria devastata dalla guerra che cercano di ricongiungersi a familiari già all’interno dei confini europei, ma ci sono migranti che arrivano anche da Afghanistan e Iraq.

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Sono oltre 50mila i profughi rimasti intrappolati in Grecia dopo la chiusura delle frontiere. Da Idomeni i profughi negli ultimi mesi avevano cercato invano di passare il confine. Un mese fa sono stati usati anche i lacrimogeni (qui) contro chi cercava di scappare, aiutato dagli attivisti che sono accorsi per aiutare i profughi fermi nella tendopoli. Una condizione di vita insostenibile, quella dei profughi. Tende, bracieri di fortuna, fumo, e mancanza di igiene: così vivevano ammassati le migliaia di migranti di Idomeni.

L’accordo tra Ue e Turchia ha provocato «una esternalizzazione ai confini dell’accoglienza di profughi che ci provocherà sempre più problemi», ha detto questa mattina ai microfoni di Radio3, Loris De Filippi, responsabile italiano di Medici senza frontiere che ha duramente criticato la politica europea. Proprio da Idomeni, i volontari di Msf rendono noto che lo sgombero si sta svolgendo in maniera tranquilla: le persone vengono caricate sugli autobus senza tensioni.
Intanto Amnesty fa sapere che il 20 maggio «un richiedente asilo siriano che era giunto sull’isola greca di Lesbo e aveva fatto domanda d’asilo dopo la firma dell’accordo tra Unione europea e Turchia, ha vinto un ricorso in appello contro la decisione di rimandarlo in Turchi». La motivazione è che «la Turchia non può essere considerata un paese sicuro perché non fornisce ai rifugiati la piena protezione prevista dalla Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato né garantisce l’attuazione del principio di non respingimento». Secondo Amnesty altri 100 ricorsi simili sono all’esame dell’organo d’appello.

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