Alcune foto  scattate ad Haddon Hall, dove viveva David Bowie, raccontano da vicino, in modo intimo,  uno storico giorno del  1972,  quando il cantante inglese stava preparando The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Poco più in là altre spettacolari immagini raccontano l’evoluzione imprevista del più famoso alter ego di Bowie,  Ziggy Stardust. Sono alcune delle opere di Hall selezionate da ONO arte contemporanea per una restrospettiva sul Duca Bianco che ha aperto i battenti il 29 maggio a Mantova.  Dopo la mostra David Bowie e Masayoshi Sukita alla Fondazione CariSpezia di La Spezia, che fino al 19 giugno presenta qaranta fotografie tratte dall’archivio di Sukita su Bowie, ecco un’altra occasione per ricordare il grande, camaleontico, talento del cantante, attore, polistrumentista e compositore inglese.

La mostra al Mantova outlet village  (aperta dal 29 maggio al 17 luglio) s’intitola  Il mito da Ziggy Stardust a Let’s Dance. offre un’occasione per ricordare, a pochi mesi dalla sua scomparsa avvenuta il gennaio scorso, l’artista che ha saputo innovare, non solo il mondo della musica, ma anche quello delle arti performative. Come mise bene in luce nel 2013, il Victoria & Albert Museum di Londra, con la mostra David Bowie is una retrospettiva spettacolare che approderà al Mambo di Bologna il 14  luglio 2016. Bowie, infatti, ha mescolato linguaggi, dal mimo, al teatro, al musical, alla moda per dare una rappresentazione anche visiva alla sua musica. Una grande ambizione ha guidato i suoi primi anni sulla scena, facendo la gavetta, in una scena musicale inglese effervescente negli anni Settanta. Poi le droghe, l’alcool, una vita fisicamente spericolata, da cui è uscito – come ha raccontato lui stesso con coraggio e auto ironia  – quando ha capito che non aveva bisogno di essere strafatto per comporre. E da lì è stata una ricerca e una sperimentazione continua, sul piano della musica e dell’arte, maturando uno stile originale, aiutato da una voce profonda e capace di toccare corde intime.

© Terry Pastor, ziggy front cover

© Terry Pastor, ziggy front cover

Nella mostra di  Mantova  si possono rivedere molti di questi momenti attraverso  le fotografie di Michael Putland e il lavoro grafico di Terry Pastor ( che realizzò le cover degli album di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e di Hunky Dory). ripercorrendo anche le fasi più stranianti, quando un giovanissimo Bowie si calava nei panni immaginari di un adrogino, di un alieno, un angelo senza fede caduto sulla terra. Con molta eleganza e humour, caratteristiche innate che lo  hanno accompagnato fino alla fine, anche quella trasformata in un momento che è passato attraverso la sua “regia”, quando ha capito che non gli restava molto da vivere.

1976 The Thin White Duke

1976 The Thin White Duke

Delle quattro sezioni della mostra mantovana presentata il 29 maggio in Palazzo Tè la seconda, in particolare , è dedicata al “Sottile Duca Bianco”, nato nel gennaio del 1976 quando esce Station to Station, disco che anticipa le sonorità della cosiddetta Trilogia di Berlino. Il disco fu seguito da una tournée in Europa e negli Stati Uniti, nella quale Bowie prese le sembianze del cosiddetto Thin White Duke. E’ l’invenzione della New Wave, che caratterizzerà tutto il ventennio successivo. David Bowie è stato uno straordinario innovatore e creatore di stili che poi generazioni di musicisti hanno cercato di emulare. Imprendibile David Bowie, uno , nessuno e centomila, fino all’ultima, drammatica, auto rappresentazione in Black star, opera musicale matura che l’artista, mentre lottava contro il cancro, è riuscito a trasformare in un musical.

Bowie, 1976 The Thin White DukeGli occhi dal colore diverso, l’eleganza innata,  ma anche la capacità di essere se stesso, senza arie da rock star quando si spegnevano i riflettori. Estremamente attento agli altri e capace di collaborare, così lo hanno descritto i numerosissimi artisti che hanno lavorato con lui, specialmente negli ultimi  anni.  David Bowie dunque non come una contro figura di se stesso, tutt’altro che un manichini, ma un artista e un uomo a tutto tondo che in scena amava giocare con le maschere, quelle dell’amato teatro orientale, del Teatro No, che aveva sembre ammirato. David Bowie cantastorie, capace di raccontare se stesso con icastica bonomia, come raccontano i video dello show Story Teller.

David Bowie non solo estetica, ma anche ricerca musicale, come dimostra l’onda lunga della sua influenza su successive generazioni di musicisti, fino ai più giovani. Giocare con una galassia di eteronomi era  la sua specialità.

ziggySbarazzarsi del nome di battesimo fu non a caso il suo primo gesto entrando nel mondo dell’arte , come ricorda Luca Scarlini nel libro Ziggy stardust, la vera natura dei sogni (ADD editore) nel mondo del rock contava il nome, sequenza magica per arrivare al successo, abbandonando prima possibile  quello anagrafici. Così David o Davy Jones  divenne David Bowie il 16 settembre deel 1965, dopo aver in primo momento pensato di chiamarsi Tom Jones, nome poi adottato dal cantante di “sex bomb”. Bowie, ricostruisce Scarlini era il nome di una marca di coltelli americana, il smbolo di un sogno lucente quanto pericoloso, di cui David Bowie esplora tutte le facce, fino a This is not America   con Pat Metheny. In una sua epoca, in ogni sua nuova creazione, c’è sempre stato un rock glam, che inseriva una forte dose di novità in un’epoca caratterizzata dalla musica progressive. E che poi avrebbe alimentato tanto rock pop  di oggi.

David Bowie

David Bowie, black star

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