I numeri contano e quando si vota, con pazienza, dovremmo passare del tempo ad analizzarli, leggerli, provare a interpretarli. Ce ne sono di numeri della scorsa notte che hanno il loro interesse generale. A una prima lettura immediata troviamo conferma del pessimo risultato Pd, segnaliamo il mediocre andamento della Lega e il balzo in avanti a 5 Stelle. I numeri sono anche un buono strumento di fact-check: si possono interpretare finché si vuole, ma rendono più complicato stravolgere completamente i risultati.

Roma
La bassa partecipazione – era già stato così con Marino – determina un crollo del numero necessario ai candidati ad andare al ballottaggio. Nel 2006 Veltroni prese più del doppio dei voti di Raggi ieri e tre volte i numeri di Giachetti. I numeri del Pd: nel 2006 il 17% dei DS equivaleva a 40mila voti in più di quelli del Pd ieri. Nel 2008, quando il candidato del centrosinistra Rutelli perse da Gianni Alemanno, il Pd ottenne 520mila voti, 267mila con Marino, 196mila ieri. Ovvero 320mila voti persi in 8 anni – il tweet di Alessandro Lanni qui sotto è una sintesi perfetta. Certo, cala la partecipazione al voto. Ma il dato resta impressionante. Da quella tornata, chi sta alla sinistra del Pd si muove poco: 25mila voti in meno, ma quasi identica percentuale di elettori. Chi raddoppia i voti rispetto alle ultime elezioni è Casa Pound (oggi 14mila elettori), a cui vanno sommati i 30mila voti per la lista di Salvini. Ovvero 44mila romani hanno votato la destra estrema (aggiungete Fratelli d’Italia al 12%). M5S quasi quadruplica i voti.

Napoli
Nel capoluogo partenopeo il Pd perde 28mila voti rispetto al già pessimo risultato del 2011, in termini percentuali si passa dal 16,5% all’11%.Qui, inutile sottolinearlo, il successo è tutto per De Magistris: le due liste a lui collegate in senso stretto, De Magistris sindaco e DeMa raccolgono 72mila voti, la metà del totale dei voti del sindaco uscente. La sinistra, che nel 2011 correva divisa e oggi è sostanzialmente aggregata (Possibile, Sel, Rifondazione in una lista unica, non i fassiniani) perde 10mila voti, nel 2006 c’erano due partiti comunisti e assieme presero 47mila voti. Oggi quella parte dello schieramento ne prende 20.800.

Milano
Il dato forte di Milano è il crollo della partecipazione al voto. Quella che era stata una stagione avvincente di partecipazione si trasforma in un aumento dell’astensione del 13%. E così il candidato del centrosinistra passa dai 315mila voti di Pisapia al primo turno ai 224mila di Sala. Sommate 20mila voti presi da Basilio Rizzo, candidato di sinistra, e il pessimo risultato non cambia di molto. A Milano c’è una sinistra tradizionalmente molto di sinistra che un po’ non vota e un po’ sì. Con Pisapia si era mobilitata. Ieri no. Milano segna un bel successo per Parisi e Forza Italia (forse l’unico di rilievo per il partito di Berlusconi), che pure perde 70mila voti rispetto alla tornata perdente del 2011 e 90mila rispetto al 2006 (all’epoca c’era Alleanza Nazionale che ne prese circa 50mila: i voti persi cono dunque di più, anche sommando il 12mila di Fratelli d’Italia).

Bologna
Nel 2004 il Pd (o meglio la somma di DS e Margherita) pesavano 95mila voti e Cofferati 140mila, Merola ne aveva già persi 34mila nel 2011. Oggi il sindaco uscente prende 68mila voti: 40mila in meno che nel 2011. Merola quattro anni fa correva con la sinistra, oggi il candidato di sinistra Federico Martelloni ne prende 12mila: al netto sono 28mila voti persi. La destra bolognese rimane quasi intatta: quattro anni fa aveva un candidato e 63mila voti, oggi ne ha due e 56mila voti (un balzo percentuale, visto il crollo della partecipazione). Da segnalare che a Bologna la Lega – che correva con il centrodestra ma con l’ex candidato del 2011 Bernardini che correva da solo – prende gli stessi voti, ai quali si sommano almeno una parte dei 18mila presi da Bernardini. I voti del centrosinistra sono andati in parte al Movimento 5 Stelle: Massimo Bugani prende 10mila voti in più di quattro anni fa. Gli altri sono gli astenuti.

La Lega
Di Milano si è detto. Facciamo due esempi minori: Novara e Varese, con due candidati sindaci leghisti. Nel comune lombardo la lista leghista collegata al candidato Paolo Orrigoni perde 3mila voti e otto punti percentuali rispetto a quattro anni fa. A Novara la Lega con Alessandro Canelli perde circa 2mila voti rispetto alla tornata precedente. A Novara i voti in più li ha presi probabilmente il Movimento 5 Stelle. A Torino la Lega perde 7mila voti, un quarto del totale. L’effetto Le Pen/Salvini/Trump, insomma, non sembra proprio esserci. E questo è un bene.

Il Movimento 5 Stelle
I vincitori della tornata elettorale nazionale. C’è poco da fare. Oltre al trionfo romano, prende 30mila voti in più (più del doppio) a Milano, quintuplica i voti a Torino (da 20mila a 107mila) e prende un sacco di voti in molti, molti comuni minori. Magari non eleggerà sindaci, ma entra ovunque e con forza nei consigli comunali. Qualche esempio da varie regioni: a Brindisi quattro anni fa il M5S non c’era, oggi prende il 18,8%; a Marino, grosso comune laziale, raddoppia i voti, a Savona passa da 3mila a 7500 voti, a Cagliari da meno di 2mila a circa 10mila. Nonostante qui il candidato del centrosinistra abbia vinto al primo turno, l’unico nei grandi comuni. Interessante per la Sinistra: dove i sindaci non Pd hanno governato e si ricandidano ottengono ottimi risultati, a Latina, una Lista Bene Comune sopravanza il Pd e va al ballottaggio (difficilmente vincerà), in assenza di un candidato a 5 Stelle.

 

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