Un’azione dimostrativa sabato scorso – con una nuova occupazione e l’immediato sgombero da parte della polizia – e un’assemblea cittadina il primo luglio per riaccendere i riflettori sullo stato d’abbandono in cui versa il Teatro Valle di Roma a quasi due anni dall’interruzione dell’occupazione (era il 10 agosto 2014) durata 37 mesi. Nel pieno della campagna elettorale per il ballottaggio, mentre i candidati sindaci Raggi e Giachetti si confrontano, tra l’altro, anche sul tema delle occupazioni, gli artisti e attivisti che hanno animato l’esperienza del Teatro Valle occupato sono tornati sabato 11 giugno ad accendere le luci in sala, anche se per poche ore.

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«Da 669 giorni e 669 notti il Teatro Valle è chiuso. Per il restauro non esiste ancora un progetto. I fondi non sono mai arrivati, i lavori non sono cominciati, la manutenzione non è stata fatta. Qui dove si sono sperimentate forme di partecipazione viva, da due anni il buio in sala non annuncia nessuna apertura di sipario» spiega in una nota il collettivo del Valle, denunciando l’immobilismo della politica locale e nazionale sulle sorti della sala settecentesca al centro della Capitale. «A Roma le politiche culturali e la progettualità artistica non sono mai state così disastrose. La volontà dell’amministrazione, e della sua successiva gestione commissariata, è stata quella di chiudere spazi piuttosto che aprirne di nuovi».

Mentre fuori le forze dell’ordine tentavano di aprire la porta, all’interno del teatro si diffondeva l’aria delle Nozze di Figaro di Mozart. A sottolineare, spiegano gli attivisti, il «tempo scaduto rispetto alle promesse disattese che hanno indotto l’uscita dallo spazio nell’agosto 2014. Tempo scaduto sull’accordo tra Mibact e Comune di Roma, annunciato dal luglio 2011 e mai avvenuto».
Da qui, la denuncia dello stato di abbandono del teatro e della mancanza di vere e nuove politiche culturali, ancora legate alla «retorica del bando» e alla «consuetudine delle nomine dall’alto» e che «non sono state un tema di discussione neanche in questa campagna elettorale».

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L’azione dell’11 giugno vuole dunque portare l’attenzione su pratiche di gestione comune – l’esempio più citato è la sperimentazione dell’ex Asilo Filangieri a Napoli – e sulla necessità di autogoverno delle comunità. «Volevamo fare un’assemblea pubblica in teatro ed è stato impedito. Eravamo disposti a farla in strada ed anche questo non è stato permesso. Invitiamo pertanto tutte/i a partecipare il primo luglio a un’assemblea cittadina che si interroghi su queste questioni». Giovedì 16 giugno alle 19 si svolgerà un incontro preparatorio (a Sparwasser, via del Pigneto 215).

IL VIDEO
Luci in sala. Breve cronistoria di poche ore di ossigeno

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