La strage di Orlando è destinata a cambiare la dinamica della campagna presidenziale Usa? Certamente per qualche giorno. Le indagini ci diranno quanto e come la vicenda impatterà sull’opinione pubblica: se Omar Mateen avesse avuto contatti diretti con l’Isis, fosse stato reclutato online, i repubblicani avrebbero più argomenti, viceversa, se si trattasse come sembra oggi, di un lupo solitario affascinato dalla propaganda del Califfato e dai video sulle esecuzioni dei gay, il tema sarebbe quello della circolazione delle armi e della necessità di regolarla. Certo è che Donald Trump prova immediatamente a passare all’incasso, rilanciando la sua proposta di vietare l’ingresso ai musulmani nel Paese fino a quando non verrà sconfitto l’Isis. Proposta delirante che il miliardario newyorchese rivendica con una serie di tweet nei quali chiede anche le dimissioni del presidente Obama per non aver parlato di islam radicale durante il suo video-messaggio alla nazione (il primo tweet).

Qui sotto Trump dice: «Grazie per ricordare come avessi ragione sull’islamismo radicale… ho chiesto per primo il bando dei musulmani, ma non voglio congratulazioni, voglio fermezza, la nostra leadership è debole e inefficace». Peccato che Omar Mateen fosse un cittadino americano nato negli Stati Uniti: cosa fare, espellere tutti i musulmani d’America dal Paese per motivi religiosi? Anche le decine di migliaia di afroamericani aderenti alla Nation of Islam o Mohamed Alì?

Trump ha anche parlato a Fox News spiegando mescolando le persone che entrano nel Paese con lo stragista di ieri, nominando l’Isis come se davvero avesse organizzato la strage di Orlando e spiegando che «se non ci svegliamo e agiamo le cose non faranno che ». Trump ha anche attaccato la debolezza di Clinton e Obama.

Il comunicato di Hillary Clinton non è una risposta ma affronta la questione da tre fronti: terrorismo, regole per le armi e cordoglio per la comunità gay colpita dall’odio. Sensato e scontato, come pure la risposta di Bernie Sanders, che rilancia anche lui la necessità di votare in Senato un bando per le armi automatiche e semi-automatiche.

La verità è che i repubblicani avrebbero di che vergognarsi per due motivi: oggi commemorano vittime omosessuali delle quali dicono qualsiasi cosa e alle quali cercano in ogni modo di negare diritti uguali agli altri, mentre in Congresso hanno bocciato ogni tentativo di rendere più complicata la circolazione di armi automatiche da combattimento.

Quella qui sotto è un AR-15, l’arma usata per la strage di Orlando. Cosa ha di speciale? È l’arma preferita dagli stragisti americani. È stata usata in cinque delle ultime stragi, da Orlando, Aurora, Sandy Hook, San Bernardino e all’Umpqua Community College. Le armi erano sempre state acquistate legalmente. Per dieci anni, sotto l’amministrazione Clinton, ne era stata ristretta la circolazione con delle limitazioni, poi nel 2004 il bando alle armi automatiche è scaduto e ogni tentativo di rinnovarlo è stato bocciato dal Senato. L’ultima volta dopo la strage di Sandy Hook, nel 2013. L’ultimo voto contrario dei repubblicani – e di un democratico – riguarda una legge che vieta alle persone sospette o indagate per contiguità al terrorismo di comprare armi.

AR15

Il senatore della Florida ed ex candidato alle primarie repubblicane Marco Rubio ha rilasciato un’intervista Tv nella quale non nomina la parola “fucile”. Lo stesso si dica per Ted Cruz – che assieme agli altri pretendenti alla nomination Bobby Jindal e Mike Huckabee – ha anche partecipato nel 2015 a un raduno convocato da un pastore dell’Iowa che sostiene che la Bibbia dica che le persone omosessuali vadano uccise – per quanto conceda loro la possibilità di pentirsi. Crociati da un lato e ben pagati dalla lobby dei fucili dall’altro. Ventidue senatori repubblicani hanno anche votato contro una legge che includeva la violenza contro gli omosessuali nella categoria degli hate crimes, reati motivato da odio razziale o ideologico, che rappresenta un’aggravante al reato violento commesso.

Il senatore Tom Tillis ha votato contro la legge che vieta di vendere armi ai terroristi l’anno scorso ha preso più di due milioni dalla Nra, la National Rifle Association, la lobby delle armi. Paul Ryan, lo speaker della Camera neppure nomina le armi nel suo comunicato, ma se la prende con la «cultura dell’odio» dei terroristi, di soldi dalla Nra ne ha presi meno, 35mila dollari. Una cultura dell’odio che soggiorna in alcune frange repubblicane nei confronti della comunità LGBTQ. Le leggi sui bagni pubblici sono proprio questo, non tanto perché sia grave vietare a una persone di frequentare il bagno che ritiene giusto, ma per l’idea che ci sta dietro: discriminare le persone sulla base dell’orientamento sessuale e fare di questi temi un oggetto della battaglia politica.

Nei prossimi giorni assisteremo a un’ondata di propaganda repubblicana sul terrorismo. La verità è che i lupi solitari come (forse era) Omar Mateen si cibano della retorica anti-islamica che alimenta il loro odio e hanno un accesso così facile alle armi che in casi come questo l’intelligence non serve a nulla: a differenza che a Parigi, per fare una strage non serve organizzarsi, comprare armi al mercato nero, aggirare i controlli. Basta entrare al supermercato.

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