Si chiama Sunway TaihuLight ed il più potente e veloce supercomputer al mondo, dotato com’è di 41.000 chip, ciascuno delle quali contiene 260 processor cores, per un totale quindi di 10,65 milioni di nuclei di elaborazione; una memoria di 1,3 petabytes (1,3 milioni di miliardi di byte) e una capacità di effettuare 93 petaflop (93 milioni di miliardi) di operazioni al secondo.
I suoi “produttori” cinesi lo hanno presentato al mondo nei giorni scorsi a Francoforte, nel corso della International Supercomputing Conference. Con un orgoglio che genera da almeno quattro motivi. È tre volte più potente e veloce del precedente primatista dei computer, il China’s Tianhe-2, che, come indica il nome, è anch’esso cinese. Ha un numero di nuclei di elaborazione venti volte superiore al più potente supercomputer messo a punto negli Stati Uniti d’America. È ad alta efficienza energetica: pur correndo tre volte più veloce, consuma meno energia di China’s Tianhe-2 (15,3 megawatt contro i 17,8, il 14% in meno). E poiché stiamo parlando di macchine che hanno una potenza dell’ordine dei megawatt, significa che divorano energia con un costo annuo di alcune decine di milioni di euro.
Ma la più grande novità di Sunway TaihuLight è che è un supercomputer interamente cinese. Con microprocessori e un’architettura tutti “fatti in casa”, frutto solo della creatività orientale. Al contrario del China’s Tianhe-2, che è stato realizzato con processori Intel, prodotti negli Stati Uniti.
La Cina, dunque, possiede i due supercomputer più potenti del mondo. Non è una performance casuale. Nella classifica che gli informatici amano redigere dei Top500, ovvero dei cinquecento supercomputer più potenti del pianeta, la Cina con 167 macchine precede gli Stati Uniti, che ne hanno 165.

Questo articolo lo trovi su Left in edicola dal 2 luglio

 

SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti