Dopo il voto del Senato brasiliano di oggi – che, 59 a 21, si è detto favorevole al prosieguo del processo di impeachment contro Dilma Rousseff – si fa sempre più vicina l’ipotesi che le redini del Paese possano andare nelle mani di Michel Temer: attuale presidente ad interim, nonché principale fautore della cacciata di Dilma, ovvero l’uomo che, durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Rio, è stato ricoperto di fischi al ritmo di «golpista, golpista».

«Lei non ha rubato nulla, ma sta per essere giudicata da una banda di ladri», aveva scritto il New York Times il 15 aprile. Da allora, Dilma è stata sospesa con il voto del 12 maggio dalle sue funzioni, e adesso viene ufficialmente considerata responsabile delle accuse di pratiche contabili illegali. L’accusa è quella di aver manipolato i conti pubblici. Anche se il giudice federale ha archiviato la denuncia perché un tale reato non è sufficiente, secondo la Costituzione e la legge brasiliana. Intanto si levano in solidarietà a Dilma da ogni parte del mondo, l’ultimo in rodine cronologico è l’anomalo yankee, Bernie Sanders.

Il via libera, arrivato dopo 15 ore di discussione, da l’inizio al conto alla rovescia: il voto finale del Parlamento è previsto tra il 25 e il 26 agosto, appena dopo la fine dei Giochi Olimpici. Due settimane di tempo per decidere se rimuovere definitivamente Rousseff e aprire strada a nuove elezioni. E l’ex presidente Lula si è già detto ronto per questa ennesima battaglia, annunciando di fatto la sua candidatura al quotidiano francese Libération.

Commenti

commenti