A Ferragosto a Viggiano, nello stabilimento dell’Eni dissequestrato da poco (dopo l’inchiesta della Procura di Potenza sugli impianti Eni e Total in Basilicata che ha portato alle dimissioni della ministra Guidi) si sono levate in cielo lingue di fuoco. Sì, fuoco: il cielo della Val d’Agri è stato appestato dalle fiamme provenienti dallo stabilimento nel quale viene trattato il petrolio appena estratto dal territorio lucano.

L’inchiesta che ha messo sotto scacco l’impianto produttivo della Basilicata (ne scriveva Ilaria Giupponi qui)  e i signori del petrolio si è insabbiata nel silenzio viscido dei poteri che pretendono il silenzio. È rimasto anche sotto silenzio il fatto che il consigliere regionale della Basilicata (del PD) Vincenzo Robortella sia stato rinviato a giudizio (il 5 agosto scorso) insieme ad altre 57 persone e 10 società.

E forse è sfuggito a molti che i magistrati siano convinti che la società Outsourcing s.r.l, di cui il consigliere regionale era proprietario, avrebbe ricevuto un finanziamento europeo relativo ai lavori del centro oli Tempa Rossa della Total pur non avendone i requisiti di legge. Ah, Robortella è stato nominato presidente della commissione attività produttive, ambiente e territorio della Regione Basilicata.

Come giustamente chiede alla commissione europea l’eurodeputato lucano del Movimento 5 Stelle, Piernicola Pedicini, domandando se l’Olaf – ufficio europeo per la lotta antifrode – «ha avviato indagini al fine di individuare la sussistenza di casi di corruzione, frode o altre irregolarità relative ai fondi europei erogati alla società Outsourcing s.r.l».

E magari sarebbe anche il caso che qualcuno ci spieghi quelle lingue di fuoco di Ferragosto. Sarebbe il caso di non abbandonarla, la Basilicata.

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