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Ho sperato che fosse uno scherzo. Ho pensato che con questa orda di webeti (figli di quella stessa televisione che ora li percula) qualcuno avesse avuto la trovata di mettere in piedi una falsa campagna istituzionale. Ma davvero il cattivo gusto e il buonpensare della ministra Lorenzin potrebbe arrivare a tanto? Mi sono chiesto. E sì. E sì. E sì.

Complice la disattenzione agostana la Morale di Stato si è infilata nel ministero e ci è apparsa in tutta la sua completezza: qui da noi la Morale è molto spesso una vecchia megera che vorrebbe insegnare agli altri cosa è giusto e cosa no, i buoni e i cattivi e, spesso, anche tutte le più recondite prurigini che rovistano tra i genitali tenendo però lo sguardo verso qualche dio, un indefinito infinito e la Ragion di Stato. Che in Italia le tre divinità si sovrappongano complica poi terribilmente le cose.

La Lorenzin (ma mica lei: il governo, tutto, che è responsabile di tutte le azione di tutti i suoi componenti) ha deciso di indire la giornata della fertilità nazionale. Ventiquattro ore di vergogna per chi è infertile per natura o per età o per distrazione mentre le ovaie calde delle partoriture suonano a festa per i borghi italiani. Ha pensato, la Lorenzin (e il governo), che il modo migliore per combattere il calo demografico sia quello di sdoganare un bell’amplesso giovanile destinato alla procreazione. Scopo della godereccia campagna sarebbe (come si legge sul sito istituzionale del ministero):

1.informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita, sulla durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possano metterla a rischio

2.fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell’apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale.

3.sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio autonomamente e consapevolmente.

4.operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione

5.celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà “il prestigio della maternità”.

Se lo schema vi ricorda qualcosa vi aiutiamo noi: è lo stesso nerboruto verbo con cui Mussolini incitava le donne italiche a “procreare per fare impero” e lo stesso innaturale naturalismo delle religioni che vedono la donna nell’unico ruolo dell’incubatrice di figli. Solo che questo accade nell’Italia così smart e young che Renzi e i suoi sodali continuano a propinarci come il migliore Paese possibile.

Femmine, sappiate, se non fate figli siete un inutile costo per la comunità: siete inutili come un tornio rotto, siete colpevoli di fronte al commercialista divino della riproduzione, siete antipatiche alla ministra allo sbaraglio, siete brutte, incostituzionali e troppo distratte.

Donne, la vostra fertilità è un bene comune (recita così una delle orride cartoline ministeriali): se non la userete diventerà nostra per usucapione. Se la usate a piacimento è come una vostra seconda casa di cui vi raddoppieranno la tassazione. Se la usate nei tempi sbagliati sarete la x che farà saltare l’equazione di Stato. E se non ce l’avete, beh, se siete donne non feconde, rileggetevi la campagna e tirate le somme.

Povera Italia.

Buon giovedì.

 

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