Ogni giorno ha la sua croce per Virginia Raggi. E l’ultima, pesantissima, le è stata scagliata addosso da Roberta Lombardi, la deputata 5 stelle che per prima si è dimessa dal direttorio romano che avrebbe dovuto affiancare e aiutare la sindaca per tutta la durata della consigliatura. Direttorio che oggi non esiste più, sciolto senza troppi complimenti. Lombardi, per questo ennesimo scontro con la sindaca, ha scelto di cavalcare uno scoop dell’Espresso firmato da Emiliano Fittipaldi che sostiene che Raffaele Marra, fedelissimo di Raggi che è già costato numerose polemiche per via della sua vicinanza alla destra alemanniana, avrebbe comprato a un prezzo molto di favore un appartamento dal costruttore Scarpellini, un attico di lusso scontato da un palazzinaro contro cui il Movimento 5 stelle ha fatto diverse battaglie e che con il Comune di Roma ha fatto diversi affari. La storia, in effetti, non è bellissima.

In queste ore leggerete le cronache e i retroscena che arricchiranno questo ultimo capitolo delle movimentate avventure di Virginia Raggi sindaco di Roma, un libro pieno di colpi di scena e personaggi che entrano e escono rapidamente dalla storia. Le leggeremo con voi e ne scriveremo anche noi qui sul sito, naturalmente. Sul numero di Left in edicola da sabato 17, però, abbiamo provato ad andare più in profondità. Abbiamo provato a rispondere, cioè, alla domanda che più interessa i romani: che si chiedono – pensiamo – se oltre che gestire le polemiche e cercare nuovi assessori al Bilancio, Virginia Raggi e la sua giunta stiano riuscendo a fare qualcosa per la città.

Abbiamo contato le delibere approvate dalla giunta, che sono poche, 33, e sono quasi tutte nomine di collaboratori. Abbiamo visto le poche che si occupano di cose più concrete a cominciare dalla delibera con cui la giunta partecipa al bando per le periferie aperto dal governo. Quella, ad esempio, è una buona delibera, anche se gli interventi che si chiede di finanziare sono forse un po’ a pioggia e se il merito, quando e se partiranno i cantieri, andrà diviso con il governo che ha finanziato. Buona è poi la delibera che ferma una scandalosa speculazione edilizia che Alemanno aveva autorizzato su un nobiliare palazzo del ‘700, già nel mirino della magistratura. Molto altro però non c’è, e così siamo andati a vedere cosa stanno facendo gli assessori nel loro lavoro sui dossier, che non sempre richiedono in effetti un voto in giunta. Non serve, ad esempio, per riaprire una biblioteca in periferia (cosa fatta) o per dare un tetto ai migranti che dormono fuori dal Baobab (cosa non fatta), ma servono purtroppo per Raggi e Muraro per risolvere la vicenda Ama, a cui si è poi aggiunta quella dell’Ama con più della metà dei mezzi che sono fermi in attesa di riparazioni.

È un bilancio prevalentemente negativo, quello sui primi tre mesi della giunta Raggi. Ma che potrebbe rapidamente cambiare. Se, come abbiamo scritto sulla cover, Raggi, impallata, si sbloccasse. Smetendola di inciampare nelle trappole che lo stesso Movimento dissemina, tra codici etici e liti interne, e dando finalmente un profilo politico al suo governo, profilo che per ora si stenta a riconoscere. Ed è proprio per questo che Luigi De Magistris, che ha intervistato la nostra Tiziana Barillà, si offre di dare qualche consiglio («Napoli non vuole insegnare niente a nessuno, ma siamo a disposizione per collaborare. I 5 stelle si credono gli unici depositari del sapere, e invece potrebbero chiederci come abbiamo affrontato, ad esempio, il problema dei rifiuti») e che Roberto Saviano, con il contributo che ospitiamo in apertura, suggerisce a Raggi una svolta: «Non è detto che l’assessore al Bilancio debba essere un tecnico, anzi, sarebbe meglio che in questa fase la responsabilità fosse tutta politica». «Da qui una provocazione», continua Saviano: «Alessandro Di Battista assessore al Bilancio. È un fedelissimo, è romano, la base ha fiducia in lui. Dai comizi nelle piazze alle responsabilità concrete il passo è obbligato». Che poi è quello che sta scoprendo sulla sua pelle Virginia Raggi.

Ne parliamo su Left in edicola dal 17 settembre

 

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