Finalmente è arrivato: stanotte, alle 3 italiane, Hillary Clinton e Donald Trump si sfideranno nel primo di tre duelli televisivi che potrebbero rivelarsi decisivi per la corsa alla Casa Bianca. Non è sempre così, le sfide televisive non sono necessariamente passaggi cruciali, ma stavolta dovrebbe essere diverso. Un sondaggio Washington Post fotografa una corsa molto più in bilico di chiunque si sarebbe aspettato dopo le convention: 46% Clinton e 44% per Trump – la candidata democratica va meglio tra i “probabili elettori” e meno bene, ma sempre in vantaggio, tra gli “elettori registrati al voto”, qui una grafica da navigare. Si dice che sarà uno dei dibattiti più visti delal storia Tv. Possibile: Trump attira anche un pubblico di curiosi e di persone che non guardano la politica in televisione.

Come sia stato possibile questa ripresa del consenso per Trump è una cosa che cercheremo di capire per anni (ci abbiamo provato su Left in edicola), l’unica certezza che abbiamo è che agli americani non piace granché la scelta che hanno davanti: entrambi i candidati sono considerati dalla maggioranza degli interrogati nel campione “degli di fiducia”, “onesti”. Clinton è in vantaggio con le donne, le minoranze e va bene tra i maschi bianchi con un’istruzione superiore. Una novità per i democratici. Crolla tra i bianchi non istruiti, o meglio è Trump che piace ai blue collars bianchi. Anche Gallup pubblica un sondaggio nel quale il campione indica che nessuno dei due candidati sarebbe un buon presidente.

Come funziona

Il dibattito dura 90 minuti senza interruzioni pubblicitarie, si tiene alla Hofstra University, su Long Island, a due passi da New York. Ci saranno sei segmenti da circa 15 minuti, ciascuno su un tema diverso.  Tre dei temi già annunciati sono: Che direzione per l’America; Come raggiungere la prosperità e Proteggere l’America. Suonano fumosi ma vuol dire: economie, terrorismo, visione. Sono in programma tre domande relative agli eventi nelle notizie di questa settimana.

I preparativi per il dibattito Clinton Trump

Studenti impersonificano Donald Trump e Hillary Clinton per la prova luci alla Hofstra University. EPA/ANDREW GOMBERT

Il difficile mestiere del moderatore

Il moderatore è Lester Holt della Nbc e avrà molti occhi addosso: due settimane fa, Matt Lauer, in un confronto indiretto (interviste una dopo l’altra) è stato massacrato per non aver incalzato Trump, che in più di un’occasione si è contraddetto o ha detto cose false. Ad esempio ha dichiarato di essere stato da sempre contro la guerra in Iraq. Stanotte Holt dovrà costringere i due a rispondere, richiamare notizie che nei giorni scorsi hanno messo in difficoltà Trump, far rispondere Clinton sulle email. Una domanda per Trump sarà sul certificato di nascita di Obama e sul fatto che il miliardario newyorchese ha detto di recente che a mettere in dubbio il luogo di nascita del presidente – che se non fosse nato in America non potrebbe ricoprire la carica – ha cominciato Hillary (falso). In generale, Trump ha contraddetto se stesso decine di volte, Holt dovrà incalzarlo su questo senza apparire schierato.

Come ci si prepara al dibattito?

Meticolosamente, se non sei Donald Trump. Si lavora per cercare uno sparring partner che somigli il più possibile all’avversario e un conduttore che incalzi. Si studiano i dossier, i modi dell’avversario, battute di attacco e di difesa e le si manda a memoria. E poi si fanno le prove. Clinton è nota per prepararsi in maniera meticolosa. Trump si prepara ma senza metodo: non fa la prova di dibattito, ma si fa fare domande. Molta attenzione è stata dedicata dal clan Clinton al carattere di TheDonald: nei dibattiti precedenti, quelli durante le primarie repubblicane, il candidato repubblicano ha sperso perso le staffe, si è innervosito se incalzato dal moderatore, è apparso annoiato e distratto. Entrambi sono navigati: Hillary dalla lunga e difficile carriera politica, Trump dall’esperienza televisiva come conduttore di The apprentice.

Che temi sono scivolosi?

Ascolteremo discorsi sulla Siria e sull’Isis, sulla ripresa economica e le tasse ai ricchi. La verità è che i punti caldi potrebbero essere il rapporto tra polizia e comunità afroamericana – e la protesta di Black Lives Matter – l’immigrazione, il rapporto con la Russia di Putin (la notizia è che un collaboratore del repubblicano è onvestigato per i suoi rapporti con Mosca), le email di Clinton, le regole per la vendita di armi. Le questioni di genere e le relazioni tra diverse comunità sono un punto forte di Hillary, ma possono aiutare Trump a rafforzare la sua presa ssu quei bianchi che temono un ritorno della tensione tra comunità.

Chi è favorito?

Nessuno. Entrambi i candidati hanno punti di forze e debolezza in questo format. Clinton deve disperatamente tentare di apparire empatica e non troppo maestra super preparata, non esagerare con i dettagli delle politiche proposte e attaccare Trump senza esagerare. Il miliardario newyorchese non deve perdere la pazienza, deve fare in modo di sembrare almeno un po’ presidenziale e non farsi beccare troppe volte in contraddizione. E non esagerare con gli insulti. Si dice che una delle questioni dibattute nella campagna sia: chiamare o no Clinton “crooked Hillary”, Hillary la corrotta, come Trump la definisce nei comizi? Molto pesa anche il modo di stare sul palco, il modo di essere. Quanto arrogante sarà TheDonald? Riuscirà Clinton a fargli perdere le staffe senza apparire come una provocatrice? Lei ha da perdere di più perché ci si aspetta che sia lei a vincere. Ma è un’attesa sbagliata: i dibattiti non si ricordano per quanto un candidato è disciplinato e preparato.

 

Nixon

Quanto conta il dibattito

Dipende. Il primo dibattito Tv fu quello tra Kennedy e Nixon. Un massacro. Una delle ragioni fu l’apparire calmo, sereno e pronto (e bello) di Jfk, a confronto di un Nixon nervoso, preoccupato, teso. Il momento in cui si asciuga il sudore, si dice, è stato un disastro per l’allora vicepresidente. Si è parlato molto di quel dibattito e di come Nixon patisse l’essere gioventù dorata di Kennedy. There you go again, “ci risiamo, ci ricadi di nuovo” è la frase rimasta epocale detta da Reagan a Carter dopo una lunga disamina di politiche sanitarie fatta dal presidente democratico in carica. Frase rimasta negli annali e riutilizzata molte volte. Reagan era un maestro nell’infilare la battuta giusta, quella che fa dimenticare l’argomento di cui si parla e cattura l’attenzione. Trump potrebbe avere questa abilità. La verità è che i dibattiti spostano in maniera relativa. Qui sotto le variazioi percentuali nei sondaggi dopo il primo dibattito in un grafico del Center for Politics dell’Università della Virginia. Ci sono casi in cui i numeri si spostano molto, altri in cui si spostano poco. Ma la vittoria nel dibattito non garantisce affatto la vittoria finale. Nel 2012 Obama perse male il primo dibattito, nel 1992 Clinton perse. Il 2000, quando Gore perse dibattito ed elezioni (ma in maniera controversa) è un caso in cui il sorpasso avviene dopo lo scontro televisivo. Come si diceva, quest’anno il dibattito potrebbe cambiare le cose in un senso o nell’altro. Sia per l’audience attesa che per l’imprevedibilità di Trump. Entrambi devono usare l’occasione per parlare a tutti coloro che non sanno ancora chi votare. Dar da mangiare ai propri fan non è roba da dibattito Tv, questi sono già convinti.

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Cosa guardare e cosa succede dopo

Durante un dibattito con Sanders, Hillary si è presentata con qualche secondo di ritardo alla ripresa della diretta. Era andata in bagno. Se ne parlo a lungo. L’assenza di interruzioni pubblicitarie è pericolosa: se uno dei due avesse bisogno di andare a fare pipì, apparirebbe nervoso per una parte del dibattito.

L'ex amante di Bill Clinton, Gennifer Flowers

Gennifer Flowers nel 1995 EPA PHOTO AFP-FILES/MIKE NELSON

In queste ore si è aperta la contesa su Gennifer Flowers, che ebbe una relazione con Clinton. La campagna Trump l’ha invitata o no nel parterre del dibattito? Lui, il candidato, ha minacciato di portarla. La campagna dice: nessun invito è stato fatto. Un trucco come un altro per far tornare in alto nei media l’idea che Hillary è pronta a qualsiasi cosa pur di rimanere al potere, anche perdonare il marito. Altri dicono che si tratti di un modo di Trump per non parlare della sua infedeltà. Quale che sia l’idea, il polverone Flowers può aiutare il miliardario a rafforzare l’idea di una Clinton affamata di potere, ma anche apparire come un colpo basso contro una donna, rilanciare un’idea di Trump insensibile, sessista e maschilista. Durante le primarie si è già fatto massacrare per una battuta sull’uncia donna allora in corsa, Cary Fiorina e per aver insultato la moderatrice di FoxNews Magyn Kelly.

Quanto si farà incalzare Donald Trump senza rispondere menando colpi a casaccio? E come saprà, Hillary, rispondere un’altra volta sulle sue email? Vedremo. L’altra cosa da guardare è il dopo. Quando in uno studio televisivo si montano gli highlights di una partita di calcio si possono raccontare partite diverse. Lo stesso vale per un dibattito. Se ci saranno momenti difficili, battute efficaci o altri passaggi cruciali, questi rimbalzeranno per giorni sui media. E aiuteranno a stabilire chi ha vinto. A cercare di spostare le opinioni dei media e del pubblico ci sarà anche la macchina dello spin, che comincia immediatamente dopo il dibattito, con una sostenitori importanti dei candidati che si precipitano a parlare con i media (c’è una spin-room) per convincerli che il loro candidato ha senza dubbio vinto. Qui Clinton ha un vantaggio: spesso lo staff di Trump e lo stesso Donald esagerano. Certo, i momenti memorabili aiutano.

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