Henry Ford una volta affermò che se la gente capisse la natura del nostro sistema finanziario e creditizio scoppierebbe una rivoluzione domani mattina. In effetti, uno dei principali meccanismi di controllo della società e dei sistemi economici risiede nella generazione della moneta. Da tempo, infatti, la moneta ha perso ogni valore intrinseco: è solo carta, anzi la stessa carta è ormai sostituita da informazioni sui debiti e crediti trasmessi tramite computer. Essa viene generata nel momento in cui un ente o un’istituzioni effettua una richiesta di credito. Se, ad esempio, un governo ha bisogno di finanziare una spesa, potrebbe stampare un titolo del debito pubblico, venderlo alla Banca centrale e ottenere danaro per coprire il debito stesso. La moneta nasce dunque da uno scambio di carta (il titolo) con carta (la moneta), a cui segue la spesa governativa.

Se un’impresa industriale o una famiglia ha bisogno di un prestito per un’investimento, o per acquistare una casa, cede alla banca una garanzia – eventualmente sull’immobile stesso – e la banca attiva sul suo conto una certa somma che può essere spesa per l’investimento in questione. La banca può anche girare questa o altre garanzie alla Banca centrale e ottenere del contante per la propria clientela. Il sistema finanziario nel suo complesso pertanto non ha limiti materiali nell’ammontare delle proprie operazioni. Il vincolo, infatti, è costituito solo dall’opportunità di concedere o meno il credito al soggetto che richiede. In questo contesto, pertanto, la moneta tende ad essere facilmente disponibile per chi è già ricco – le garanzie che i ricchi possono offrire riducono il rischio di perdite per chi concede il credito – e scarsa per chi è povero.

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