Ieri pomeriggio, il Parlamento greco ha approvato una misura che prevede un bonus  una tantum di 50 euro per i pensionati. La misura redistributiva che riguarda l’allocazione di risorse in eccesso derivanti dal bilancio dell’anno 2016, ha però creato un vero e proprio pandemonio politico-istituzionale a livello europeo.

Mercoledì mattina, in reazione all’annuncio della misura da parte del Governo greco, il collegio di creditori internazionali, composto dalla direzione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), la Banca centrale europea (Bce) e il Fondo monetario internazionale (Fmi), ha congelato l’accordo riguardo all’alleggerimento del debito greco, raggiunto il 5 dicembre, durante l’ultimo Eurogruppo. Come mai?

Eric Maurice su EuObserver scrive che sarebbe stato il fronte tedesco ad aver richiesto, martedì mattina, una valutazione sulla compatibilità tra i bonus per i pensionati e gli accordi del 5 dicembre. Detto, fatto: mercoledì pomeriggio arriva la decisione del collegio dei creditori internazionali.

Ma, lontano dall’essere un “tutti contro Atene”, la decisione dei creditori ha provocato una vera e propria spaccatura all’interno del fronte europeo dei creditori e tra stati membri dell’Eurozona.

Dopo la sospensione dell’accordo del 5 dicembre, la Francia ha infatti dichiarato il proprio sostegno al Governo greco. In occasione del suo arrivo a Bruxelles per il Consiglio europeo, Francois Hollande ha affermato: «La Grecia deve essere trattata con dignità […] Non si possono chiedere ulteriori sforzi ad Atene». Più duro è stato il Ministro dell’Economia, Michel Sapin che sebbene non sia entrato nel merito della decisione del collegio, ha apertamente criticato le procedure decisionali: «Le posizioni individuali di alcuni Paesi non sono espressioni collegiali dell’Eurogruppo». Quelle di Sapin sono parole che criticano apertamente la posizione di “potere” della Germania. Il Ministro ha inoltre ricordato che l’accordo di alleggerimento del debito non è stato caratterizzato da alcuna forma di “condizionalità”.

Anche il Commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, è intervenuto a gamba tesa contro la decisione dei creditori: «Non si può dire che questa decisione [la sospensione dell’accordo] sia stata presa in seguito a una valutazione della Commissione europea, visto che questa analisi non è mai stata fatta […] Chi ha richiesto la sospensione delle misure di alleggerimento di breve periodo dovrebbero assumersi le conseguenti responsabilità».  Inoltre, ha affermato che «la decisione sull’alleggerimento è robusta ed è stata concordata in base alla valutazione legata alla prima revisione del bailout», conclusasi ben prima del 5 dicembre.

Insomma, se da un lato era già chiara la spaccatura tra Fmi e Germania per quanto riguarda gli interventi di alleggerimento del debito greco, si aggiunge ora un’altra frattura: quella tra Germania, da un lato, e Commissione europea e Francia, dall’altro. Cosa succederà nelle prossime settimane?

Dopo l’approvazione delle misure da parte del Parlamento greco, il Mes si è espresso così: «Le misure proposte dal governo greco sollevano interrogativi importanti riguardo ai processi e alla sostanza degli accordi [tra creditori e Governo greco] sul front delle pensioni». Nonostante ciò, «sebbene le misure riducano il margine di sicurezza dell’avanzo di bilancio del 2016, non influiranno sulle proiezioni per il 2017 e il 2018». Insomma, tanto fracasso per nulla? Forse.

A gennaio 2017, è previsto un nuovo incontro dell’Eurogruppo durante il quale creditori e Governo greco valuteranno il piano di riforme del governo Syriza, funzionale alla chiusura della seconda revisione del bailout greco. Fino ad allora è probabile che l’accordo sull’alleggerimento del debito greco rimarrà congelato.

Il paradosso di tutto ciò? I pensionati greci, il giorno dell’approvazione del bonus, sono scesi in piazza criticando la misura come poco più che «una mancia».

 

 

 

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