La Toscana mette al bando i gadget che inneggiano al nazi fascismo. Così ha deciso a maggioranza dal Consiglio regionale  per “contrastare la vendita e la diffusione di oggettistica raffigurante immagini, simboli o slogan rievocativi dell’ideologia fascista”. La mozione è stata presentata dai consiglieri del gruppo Pd, affinché  “il reato di apologia del fascismo venga integrato con la fattispecie relativa alla vendita di oggetti riproducenti immagini e slogan riconducibili a tali regimi”. Ma l’obiettivo è anche più ambizioso: fare in modo che in Parlamento si arrivi all’approvazione della proposta di legge per l’introduzione nel codice penale del reato di propaganda del regime fascista e nazifascista. La mozione, ha spiegato Alessandra Nardini, “nasce da una mozione dell’Anpi di Pisa e di Livorno” ed è stata votata da  Pd e Sì-Toscana a sinistra. Contrari Lega e Fratelli d’Italia, mentre il gruppo del Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto.

Il precedente in Emilia Romagna e il caso museo di Predappio  . La decisione della Toscana sgue da vicino una recente risoluzione dell’Emilia Romagna per introdurre “una nuova fattispecie di reato e perseguire alcune condotte non previste dalla normativa vigente”.   Predappio, infatti, è da tempo meta  di “turismo nostalgico”; particolarmente in coincidenza di tre date:  il 28 ottobre, Marcia su Roma, il 27 aprile, fucilazione di Benito Mussolini, e il 29 luglio, giorno di nascita del duce, figlio di una maestrina cattolica e di un anarchico che poi diventò socialista rivoluzionario sulla scia di Andrea Costa. “Curioso”, però, che mentre la Regione vieta souvenir fanatici volendo disincentivare cortei nostalgici e canti squadristi alla cripta del mussoliniana, a Predappio si progetti invece di aprire un museo. Non un museo della Resistenza, come sarebbe auspicabile, ma un museo sul fascismo. Che per giunta costerebbe agli italiani  cinque milioni di euro, visto che i soldi  che dovrebbero essergli destinati non vengono da Predappio, ma da Roma.

Diversa la decisione presa dell’Austria riguardo alla casa di Hitler, che il governo vorrebbe radare al suolo proprio per evitare pellegrinaggi neonazi. Il  primo passo è stato compiuto il 15 dicembre quando il Parlamento austriaco ha approvato una legge che permette l’espropriazione della casa natale di Adolf Hitler nella cittadina di Braunau am Inn, in Alta Austria.

Come se non bastasse lil progetto di Predappio, alcuni insegnanti hanno proposto di leggere il Mein Kampf di Hitler in dieci  scuole nell’ambito del progetto “i miei dieci libri”. Una scelta che sarebbe il frutto di una discussione condivisa. “Una decisione inaccettabile nella scuola pubblica italiana.Il testo di Hitler dovrebbe essere bandito”, si legge in un comunicato dell’Unione studenti. “Vogliamo ricordare i valori costituzionali del nostro Paese, il nazifascismo non ha cittadinanza. Per quello che questo libro ha rappresentato nella storia dell’Europa e del mondo intero riteniamo assurda e forzata questa scelta, l’istigazione all’odio e alla violenza non è educazione”, dice Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti, che aggiunge: “Nel nostro Paese il 20,7% delle persone ha letto meno di tre libri nella sua vita, bisognerebbe quindi incentivare la lettura attraverso la diffusione del valore della stessa e non con un testo che fomenta il disprezzo, il razzismo e fa apologia del genocidio.” La decisione presa da alcuni docenti ha avuto come risposta un’ispezione ministeriale. L’iniziativa sarà ricordata come una delle poche cose buone fatte dal ministro dell’Istruzione Giannini. Speriamo che il neo ministro Valeria Fedeli, su questo e solo su questo, ne raccolga il timone.

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