Il nuovo governo guidato da Gentiloni lascia a casa il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ma non quello del Lavoro Giuliano Poletti. Un minimo di autocritica sulla Buona scuola forse, ma le politiche del lavoro vanno bene così, anche per questo governo. Eppure, ci spiega il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini, uno dei motivi che hanno spinto la maggioranza degli italiani a votare No al referendum sulle riforma costituzionale è proprio la protesta contro le politiche sociali, economiche e del lavoro. Si potrebbe dire, in effetti, che questo sia stato il principale dei motivi, almeno per quel 70-80% di giovani che è andato alle urne per porre una X contro la Renzi-Boschi. Fin qui, è toccato soprattutto a Landini dire No, mentre il sindacato guidato da Susanna Camusso prendeva posizione quasi sussurrando. Tra poco, però, sarà l’intera Cgil la protagonista della prossima stagione referendaria. Per la prima volta in cent’anni di storia, infatti si è fatta promotrice di un referendum. E in primavera torneremo a votare per decidere se abrogare le ultime norme sul lavoro.

Jobs act, voucher, subappalti. Landini, il governo non mette in discussione le politiche sul lavoro…

Noi andiamo avanti con i referendum della Cgil per abrogare Jobs act e leggi sul lavoro. Loro invece hanno cambiato il presidente del Consiglio ma non hanno cambiato linea di governo. A maggior ragione – visto che non capiscono l’esito del voto del 4 dicembre, o fan finta di non capire – penso che serva un altro voto in cui si esprima direttamente un giudizio negativo sulle politiche sociali del governo. Evidentemente il voto di giovani e donne, di chi sta peggio e non ha accettato queste politiche non è bastato. Di fronte a questo è importante che la Cgil faccia una campagna forte e decisa, affinché si cancellino le leggi sbagliate fatte da questo governo. Sono convinto che ci siano tutte le condizioni per raggiungere il quorum e indicare che anche sulle politiche economiche, e non solo sulla Costituzione, questo governo non ha il consenso della maggioranza del Paese.

Quando inizierà la campagna referendaria?

Tra pochissimi giorni. Per noi, come Cgil, la campagna per far vincere il Sì e cancellare le leggi sbagliate è “l’impegno”. Una volta ottenuto il via libera dalla Consulta, il governo dovrà convocare il referendum. Del resto, lo scorso anno per quello sulle trivelle non ha avuto particolari problemi a convocarlo e fissarlo, credo che di fronte a milioni di firme che sono state raccolte sia necessario che i cittadini vengano messi nella condizione di potersi finalmente esprimere sulle leggi sbagliate del governo.

Il via libera della Cassazione è arrivato il 10 dicembre, ma se le Camere venissero sciolte prima di primavera il referendum potrebbe slittare al 2018…

L’articolo continua su Left in edicola dal 17 dicembre

 

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