Ieri sera ho pensato che per il mio buongiorno avrei voluto scrivere di come mi sono sentito confortato leggendo molti esponenti anche del PD chiedere le dimissioni di Poletti. Un ministro che ha devastato il mondo del lavoro, che ha massimizzato la precarizzazione, che finge di credere a dati sulle sue riforme che vengono puntualmente smentiti e in più che si vanta di disinteressarsi della sfiducia e disperazione dei giovani del suo Paese mi sembra davvero troppo, mi son detto. Roba da inchiodargli Giachetti sullo zerbino di casa a imprecare giorno e notte, almeno.

Poi mi sono detto che forse era il caso di avvisare che Salvini ha iniziato la sua annuale crociata in difesa dei presepi prendendosela con una dirigente scolastica di una scuola in provincia di Brescia e pubblicando il suo numero di telefono per sfamare la bava dei suoi seguaci. Avevo già pronto il finale: ognuno s’imbarca nelle battaglie che gli spettano: Salvini nei presepi, appunto.

Oppure Di Maio e Marra. E Roma. E tutto il resto.

Oppure Sala, l’auto sospeso per finta.

Poi mi è capitato di vedere altre immagini di Aleppo. E Aleppo e la Siria mi pietrificano.

Poi ci sono stati gli spari a Andrey Karlov, l’ambasciatore russo ucciso ad Ankara mentre l’assassino urlava che quell’omicidio fosse parte del “conto per la Siria”.

Poi c’è stato il camion sulla folla a Berlino. Ancora una volta un camion che falcia persone, questa volte intente a passeggiare nel mezzo di un mercatino natalizio.

E mi sono detto che a volte il mondo è tutto così veloce e così tragico che mi viene il dubbio, non so se viene anche a voi, di vivere un tempo che si fa fatica a stargli dietro. E mi chiedo: ma chissà che anch’io poi mi stia perdendo nelle cose meno importanti. Chissà se alla fine anche noi siamo incapaci di vedere il senso generale di una realtà che ci arriva tutta schegge e indignazione, tutta slogan e dosi d’orrore. E mi è venuta una sensazione, come una specie di nausea: attraversiamo dolorose svolte epocali con una classe dirigente provinciale e gretta. E a volte ci perdiamo ad occuparci di loro, piuttosto che della storia.

Buon martedì.

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