Sono decine di migliaia, le persone che hanno fatto le valigie per “evacuare” – è il caso di dirlo – il Paese dopo l’ennesima tempesta di smog. Da venerdì, è allarme rosso: un pericoloso cocktail di sostanze inquinanti ha trasformato il cielo in una nebbia dalle tinte giallo e carbone. Il governo ha emesso lo stato di allerta e il blocco alla circolazione, oltre che al riscaldamento e alla produzione, in 23 megalopoli del Nord fino al 21, ma i cinesi non collaborano: oltre 85.000 le violazioni registrate.

In Cina, mezzo miliardo di persone attualmente vive sotto una coltre di fumi tossici. A lanciare, nuovamente, l’allarme, Greenpeace Asia, con l’hastag #airpocalypse.

L’airpocalypse, è in realtà un grave problema conosciuto da anni. Molte le testimonianze di persone che raccontano di  aver visto il cielo blu una o due volte, begli ultimi anni, o di chi ha più di un depuratore d’aria in casa.

Stando ai dati della ong, la calamità ha colpito una popolazione equivalente a quelli degli Stati Uniti, Canada e Messico, ovvero l’equivalente di 460 milioni di persone. In parte, la popolazione si è abituata: in parte, evidentemente invece cerca una via di salvezza. Le mete scelte: Australia, Indonesia, Giappone e Maldive. Secondo il guardian, solo questo mese sono 150.000 i cinesi armati di bagagli che lasceranno la Repubblica popolare.

Per chi resta, emicranie e vomito sono all’ordine del giorno. Nel migliore dei casi. Ogni anno, in Cina, muoiono prematuramente a causa dell’inquinamento tra le 300 mila e il milione di persone.

EPA/WU HONG

Tra i fattori principali, la forsennata produzione di acciaio. D’inverno, poi, gli agenti inquinanti aumentano sensibilmente a causa del consumo domestico per il riscaldamento – ottenuto tramite combustibili fossili.

Come riporta Euronews, Nella provincia di Hebei si registrano polveri sottili venti volte il valore limite italiano (PM 2,5, a 665 microgrammi per metro cubo), e 40 volte più alto del livello massimo tollerabile definito dall’Organizzazione mondiale della Sanità che è di «appena» 25 microgrammi per metro cubo. Mentre ad Handan, uno dei grandi centri di lavorazione dell’acciaio, l’indice d’inquinamento è balzato a 780. La soglia di allarme rosso è a 300.

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PA/WU HONG

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