«Ci stanno linciando Tizia’». Dall’altra parte del cavo, Arturo Lavorato del Movimento 14 luglio di Nicotera (Vv). Da giorni i media locali e nazionali accusano il Movimento popolare della cittadina calabrese di voler “intimidire” una giornalista del Quotidiano del Sud, Enza Dell’Acqua. La notizia – i cui protagonisti sono tre: il Movimento 14 luglio, la giornalista Enza Dell’Acqua, la ‘ndrangheta del Vibonese – rimbalza dal Tg1 al Tg2, dal TgR al Corriere della Sera, dalle radio (qui sotto RadioRai) alle testate locali. Con i “linciati” accusati di essere “linciatori”.

Il Corriere della sera titola: “Nicotera, raccolta firme per fermare la cronista anti-cosche”. E, sotto, introducendo il pezzo del collega Carlo Macrì, si aggiunge: «Gruppo di cittadini ha dato vita al “Movimento 14 luglio” con lo scopo di fermare Enza Dell’Acqua, corrispondente locale per il Quotidiano del Sud: le sue inchieste hanno portato alle dimissioni del sindaco e al commissariamento del Comune per mafia». Stesso tono allarmistico da parte degli altri organi di stampa, con la Federazione nazionale della stampa che ha inviato ai giornalisti una mail per esprimere solidarietà alla collega: «I suoi articoli di denuncia non piacciono ai cittadini di Nicotera, che danno il via a una raccolta di firme da inviare al direttore del giornale con l’obiettivo di mandarla a casa». Va detto, per amor del vero, che a guardare gli elenchi la cronista del Quotidiano del Sud, Enza Dell’Acqua, non risulta iscritta all’Ordine dei giornalisti, né come professionista, né come pubblicista (aggiornamento, ore 21,50: dopo la pubblicazione di questo articolo, in replica, l’interessata ha pubblicato su fb una foto del suo tesserino). Ma non è certo questo il problema, anzi. I giornalisti vanno tutelati, così come il diritto di cronaca. E vanno tutelati innanzitutto dando loro terreno di agibilità, come per esempio un contratto di lavoro e la possibilità di accedere all’Ordine.

Il Movimento 14 luglio non è ambiguo, né colluso
Quello di Nicotera è un Movimento popolare e informale: «Dei cittadini e delle cittadine nicoteresi in mobilitazione. Nata per difendere i beni comuni e i diritti di tutti». Si presentano così sulla loro pagina facebook, si occupano di beni comuni e principalmente di difendere il territorio e la qualità dell’acqua e del mare. «Fra i 40 promotori, sarebbe riconducibile il nome di Emanuele Mancuso, figlio del boss “Luni” Mancuso», scrivono i colleghi di Articolo 21 solidarizzando con Dell’Acqua.

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Emanuele Mancuso, dal canto suo, martedì scorso ha querelato la giornalista del Quotidiano del Sud per diffamazione, come ha lui stesso reso noto su facebook. Ma il fatto è che, come lo stesso Mancuso precisa annunciando la denuncia in un messaggio al Movimento, tra lui e il Movimento 14 luglio non c’è alcun legame. Del Movimento fanno parte un centinaio di nicoteresi. Tra di loro, invece, c’è Antonio D’Agostino, che 5 anni fa per le sue denunce in seno a un comitato contro la malagestione dei lavori pubblici a Vibo Valentia ricevette a casa una testa di capretto con in bocca un proiettile per ognuno dei componenti della famiglia. E tra loro c’è pure il regista Arturo Lavorato, che conosciamo per il suo cinema d’inchiesta insieme a Felice D’Agostino. Li abbiamo anche osannati per “In attesa dell’avvento”, il corto che ha sbancato a Venezia nel 2011. Possibile che Lavorato, lo stesso Arturo di Sos Rosarno stia nello stesso Movimento insieme al figlio del boss? Glielo abbiamo chiesto. «Perché non volete parlare con noi?», esordisce Lavorato rivolgendosi a Fnsi e alla stampa che ha ormai messo in moto la macchina del copia incolla. Nessuno, fino a questo momento, li ha chiamati.

Nessuna raccolta firme. È la richiesta di una replica
È la stessa Dell’Acqua, il 31 dicembre, ad annunciare: «Avrei voluto scrivere un sereno messaggio di auguri per il nuovo anno. Invece devo rendervi edotti di una situazione assurda. Il Movimento 14 luglio ha organizzato una petizione contro di me».


Il regista calabrese tiene a chiarire che quella che è stata definita “petizione” contro la giornalista, è in realtà «una richiesta di replica e nemmeno di rettifica» al giornale sottoscritta da tutti i membri del Movimento, che essendo una organizzazione informale e orizzontale non ha un suo rappresentante legale. «Una replica non è una petizione. Il testo da noi scritto non è stato mai menzionato nel suo contenuto reale dalle prestigiose testate giornalistiche che hanno preso a linciarci mediaticamente da qualche giorno. In questi giorni veniamo linciati giornalisticamente in base alla pura e semplice menzogna che ci attribuisce una petizione per “imbavagliare una giornalista anticosche”. Imbavagliati siamo noi che, per aver osato scrivere civilmente una replica che non contiene offesa alcuna, veniamo tacciati sui media nazionali di sodalizio paramafioso». Il documento (qui sotto il testo integrale) non conteneva attacchi alla cronista ma invitava il giornale a fare «corretta informazione» rispetto al tema, molto sentito a Nicotera, dell’inquinamento dell’acqua.

Il diritto di cronaca va rispettato, quello di replica anche. In attesa che lo facciano anche gli altri, abbiamo cominciato noi.

 

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