Il 17 febbraio 2006 nasceva Left, nel segno di Giordano Bruno. Abbiamo chiesto alla docente di filosofia Elisabetta Amalfitano perché è importante riscoprirne il pensiero in tempi politici bui come quelli che stiamo vivendo
Non è una questione di toni o di stili televisivi. È una questione di metodo e responsabilità. In cinque minuti si può scegliere di fare giornalismo o propaganda. Qui la scelta è stata evidente
Nel libro Hanno ucciso habibi la giornalista palestinese Shrouq Aila racconta l’orrore della guerra e la dignità di un popolo aggredito. Una testimonianza che è anche uno straordinario atto di resistenza e verità
Dopo anni di propaganda e silenzi, il governo riconosce dei limiti e coinvolge i cittadini nella ricostruzione. Tra embargo, blackout e solidarietà dal basso, la Isla grande prova a reinventare la propria resilienza
La manovra, che dovrebbe essere la prova di maturità di un esecutivo, diventa un compitino di mantenimento. Meloni alza i toni per riempire un vuoto che cresce
Mentre i cronisti che resistono vengono lasciati soli, lo Stato che dovrebbe proteggerli applaude la premier che aggira le redazioni. E così il giornalismo italiano è messo davanti a un bivio: essere vassallo o essere bersaglio
Frutto della collaborazione tra lo Spi Cgil, la Rete degli studenti medi e l’Unione degli universitari, questo vocabolario militante è più di un repertorio terminologico: è un atlante politico ed etico, dove ogni parola scelta nasce da un’esperienza di lotta e di memori
Dalle stragi al silenzio. La mafia si è riciclata nel sommerso dell’economia e delle istituzioni. Il giornalista Attilio Bolzoni denuncia: «Lo Stato colpisce i picciotti, ma lascia intatti i poteri alti»
«È tutto davanti ai vostri occhi, 24 ore su 24», denuncia la giornalista palestinese, inviata di guerra per Al Jazeera e ora rifugiata a Marsiglia dopo aver subito ripetute minacce di morte. L’abbiamo incontrata
Da Israele che colpisce Gaza e la Cisgiordania, all’Arabia Saudita contro lo Yemen, dal Kashmir alla Nigeria. Nei conflitti moderni si usa la religione per ambizioni politiche, espansione territoriale e controllo delle risorse













