Keynes Blog

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Grexit? Un precedente ripetibile. Parola di Mario Draghi

Se l’euro esiste ancora è perché la Banca centrale europea è intervenuta spendendo la sua credibilità attraverso il programma Omt nel luglio 2012 e ora il Quantitative easing, garantendo la tenuta della moneta unica. Ma un default da parte della Grecia darebbe ai mercati il segnale opposto. Se si lascia fallire la Grecia, i mercati inizierebbero a chiedersi “chi è il prossimo che verrà lasciato fallire/uscire dall’euro?”.
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Senza Pil non c’è ben-essere

La vicenda europea ci dice esattamente che se il Pil - questo pur impreciso e parziale indicatore - non cresce o addirittura cala, è impossibile persino garantire il ben-essere raggiunto. Se non si abbandona il vecchio modo di pensare, le “prospettive economiche per i nostri nipoti” saranno quelle di una stagnazione secolare.
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La sinistra che non piace ai mercati

E' il caso di dare un po’ di credito a questa “uscita da sinistra” dalla crisi. Essa non può che passare attraverso la disubbidienza ai trattati e alle imposizioni della Troika. Se la Germania è disposta a trattare con il piccolo debitore Grecia, allora l’Italia, che è “too big to fail”, potrebbe fare la differenza, se solo volesse. Senza neppure aver bisogno di agitare l'arma spuntata dell'uscita dall'euro.
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Draghi alla prova

Ormai lo scontro tra il presidente della Bce e la Bundesbank è arrivato al limite e lo stesso Draghi ha fatto intendere, nell’ultima audizione al Parlamento Europeo, che potrebbe iniziare a comprare titoli di Stato nell’ambito del Quantitative Easing, al fine di preservare l’Unione monetaria e ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria.
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Per il Sud occorre uno Stato attivo

Il Rapporto Svimez denuncia come la persistenza di dinamiche recessive e la prosecuzione delle politiche di austerità abbiano dato un affondo drammatico alle difficoltà del Sud dell’Italia. Occorre una strategia nazionale per lo sviluppo, che sia in grado di prefigurare un ruolo attivo dello Stato, di vero e proprio “regista” di una politica industriale. E che vede il Sud come parte di un problema più generale.