Mentre Repubblica, La Stampa e Radio 24, sono già sbarcate sul nuovo “rivoluzionario” social, c’è chi si interroga sul senso del giornalismo in un mondo in cui chiunque può riprendere in diretta quello che accade.
La dittatura dell’istante mette sotto scacco anche il futuro che assume sempre di più, per dirlo con la grammatica inglese, la dimensione di imminenza del un present continuous.
Molti quotidiani internazionali dedicano ormai uno spazio fisso a queste nuove forme di inchiesta e reportage. Ma in Italia il fenomeno stenta a decollare.
La classifica vede addirittura le foto scivolare in fondo: i post di successo, in ordine contengono video, solo testo, link, e solo alla fine immagini.
Grafica accattivante e programma atletico sfiancante dai risultati assicurati (garantito!), mescolati con abbondante retorica motivazionale.
Il “gioiellino” ideato dai due sbarbatelli ex studenti, Evan Spiegel e Bobby Murphy, consente di inviare foto che hanno un tempo limite da 1 a 10 secondi, poi si autodistruggono, proprio come il nastro di Mission impossible.