Martedì scorso, la Germania e l’Europa hanno scoperto che Martin Schulz, l’ex-Presidente del Parlamento europeo, sarà il candidato del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) alle prossime elezioni politiche del 24 settembre 2017.

La decisione è stata presa in autonomia dal Segretario generale della Spd, Sigmar Gabriel. Quest’ultimo, in quanto guida del partito avrebbe tecnicamente avuto la precedenza su Schulz, ma ha deciso di mettersi da parte per favorire «il successo del partito».

Non è un certo un segreto che Gabriel non sia visto di buon occhio da molti membri della formazione socialdemocratica. Ma a pesare di più sono stati i sondaggi in previsione della campagna elettorale. Gli ultimi numeri, rilasciati ieri dal Eurobarometer della ZDF (secondo canale televisivo pubblico tedesco, ndr.) indicano che Schulz è l’unico a poter avvicinare Merkel se si considera il livello di gradimento popolare: sebbene, per i cittadini tedeschi, il Cancelliere attuale rimanga la prima scelta con il 44 per cento di preferenze, il nuovo sfidante si avvicina di molto con un 40 per cento.

Intanto, Schulz ha già avuto modo di scambiare qualche parola con il pubblico. Martedì scorso, durante una breve conferenza stampa, l’ex eurodeputato ha dichiarato che, in tempi di «divisioni sociali profonde, la Spd deve tornare a essere il punto di riferimento per le famiglie e i cittadini della Germania». «La mia esperienza da sindaco, mi ha permesso di tenere sempre a mente questo obiettivo», ha affermato Schulz.

Inoltre l’ex-Presidente del Parlamento europeo ha ricordato che la Spd rappresenta «storicamente l’argine contro le derive anti-democratiche»: il riferimento al partito di destra, Alternativa per la Germania (Afd), è sembrato evidente. Interrogato sul ruolo internazionale della Germania, Schulz ha ovviamente ribadito il suo europeismo.

Ma, per il popolo della sinistra, il nodo vero rimane quello della potenziale alleanza con il partito della sinistra radicale, Die Linke, e i Verdi: «La Spd ha l’obiettivo di guidare il Paese e, pertanto, qualsiasi alleanza verrà presa in considerazione. Ma eventuali partner dovranno orientarsi nella direzione del nostro programma». Sono parole che, almeno per ora, non chiudono la porta allo scenario.

Eppure, se Schulz non ha escluso nulla, proprio Die Linke e i Verdi sono sembrati molto più scettici. In occasione di due talk show che si sono tenuti tra martedì e venerdì, i leader dei due partiti si sono espressi sul tema.

Martedì sera, in occasione del dibattito Maischberger, uno dei volti di punta della Die Linke, Sahra Wagenknecht, ha dubitato della capacità del nuovo candidato della Spd di incarnare un vero cambiamento politico. Wagenknecht ha criticato il mondo delle istituzioni di Bruxelles, la forza delle lobby e ha tirato nel calderone lo stesso Schulz per aver guidato i lavori del Parlamento durante l’era della grande coalizione tra socialdemocratici e popolari. Inoltre «Schulz viene dall’ala di destra della Spd […] e ha appoggiato trattati come il CETA e il TTIP», ha sottolineato la leader della Die Linke, dimostrando che esiste un problema di «credibilità».

Due giorni dopo la presa di posizione di Wagenknecht, la collega di partito, Katha Kipping (Kipping rappresenta l’ala “realista” della formazione tedesca, mentre Wagenknecht appartiene alla corrente radicale, ndr.), ha partecipato al talk show Maybrit Illner, anche questo dedicato al “fenomeno Schulz”. Al pari di Wagenknecht, Kipping  ha espresso dubbi sul fatto che Schulz possa rappresentare uno spostamento verso sinistra della Spd: «Se guardiamo al suo operato a Bruxelles, Schulz è stato soprattutto un “manager” della grande coalizione». Kipping si è poi detta «curiosa» di capire se il candidato socialdemocratico metterà in campo «soltanto retorica». Ma la leader della Die Linke ha anche lanciato un messaggio perentorio alle formazioni progressiste: «Sarebbe bene che tutti – Spd, Die Linke e Verdi – smettessimo di guardare ai sondaggi e prendessimo  coscienza del fatto che abbiamo una responsabilità: quella di mobilitare un immaginario popolare per un cambiamento reale nel Paese ».

Dal canto suo, Katrin Göring Eckardt, dei Verdi, ha sottolineato che a Bruxelles Martin Schulz è stato l’emblema della politica fatta dietro alle porte chiuse. Eppure, ha ammesso che, con l’ex Presidente del Parlamento europeo, la campagna elettorale diventerà «più interessante». Incalzata sulle possibilità di un’alleanza con la Spd e Die Linke, ha escluso «qualsiasi tipo di accordo prima del voto» e specificato di combattere per un «governo verde».

Insomma, Die Linke e Verdi non hanno certo accolto Martin Schulz a braccia aperte. E mentre a sinistra non si fidano affatto del “politico Schulz”, la destra descrive la candidatura come uno «spostamento a sinistra» indiscutibile da parte della Spd.

Dal Partito liberale (Fdp) fino all’Unione cristiano democratica (Cdu) di Angela Merkel, passando per l’ala conservativa bavarese dell’Unione cristiano sociale (Csu), sono tutti d’accordo: Schulz è «l’uomo degli “eurobond” e di una politica di solidarietà internazionale incondizionata verso i Paesi del sud Europa». Carsten Linnemann (CDU), ospite anche lui del secondo talk show, si è rallegrato per la candidatura di Schulz: «Finalmente ci sarà di nuovo una differenza tra la Cdu e la Spd. Ed è un bene per la democrazia».

Insomma, la nomina di Schulz ha creato un polverone in Germania. Tutti sembrano voler tirare alla giacchetta dell’ex Presidente del Parlamento europeo per buttarlo a terra; ma ognuno lo fa con argomentazioni speculari a quelle dei propri avversari politici.

Ma chi è veramente Martin Schulz e cosa ha in mente per il Partito socialdemocratico e la Germania? Probabilmente la verità sta da qualche parto “nel mezzo”, tra le critiche della sinistra radicale e della destra, in una zona grigia indefinita.

Domenica 29 gennaio, Martin Schulz si presenterà ufficialmente al pubblico come candidato Cancelliere della Spd. Lo farà tenendo un discorso al centro di Berlino, presso il Forum Willy Brandt.

 

 

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