«Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo». Si fermano, le donne, ma per continuare un movimento di protesta che tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 ha toccato punte altissime. Dopo la gigantesca Women’s March il 21 gennaio scorso, giorno dell’insediamento di Trump alla Casa bianca – 2 milioni e mezzo in tutto il mondo -, dopo le proteste delle donne argentine e polacche, adesso si sta preparando lo sciopero femminista globale.

L’8 marzo le donne scenderanno di nuovo in piazza e sarà il superamento del rito ormai stantìo della festa della donna. Messe da parte le mimose – che pure sono un bel fiore – il programma di lotta, diciamo, è ampio e le rivendicazioni sono politiche. Lavoro, welfare, studio, reali pari opportunità, lotta al razzismo e alla violenza contro le donne. È stato questo il filo delle manifestazioni dell’Internazionale femminista il 25 novembre in tutto il mondo. Ventidue i Paesi interessati: dal Brasile a Israele, dalla Germania alla Russia. In Italia la manifestazione si è tenuta il 26 novembre, promossa dalla rete Io Decido, da Dire e dall’Udi. Circa 250mila persone – donne e uomini – in corteo per le vie di Roma, una mobilitazione sotterranea e capillare senza precedenti, se prendiamo in considerazione le proteste collettive degli ultimi anni. Quella del 26 novembre è stata una vera manifestazione “politica”, non ideologica, partecipata. Adesso si replica l’8 marzo.

Sabato 4 e domenica 5 febbraio la rete italiana di #nonunadimeno si incontra a Bologna per studiare e organizzare la protesta dell’8 marzo. Arriveranno circa 1400 donne provenienti da tutta Italia.«Pensiamo che uno sciopero, articolato in vari modi anche inediti – si legge nel sito  – sia lo strumento più potente che consente la sottrazione dal lavoro produttivo e riproduttivo. Uno sciopero generale, di 24 ore, dentro e fuori i luoghi di lavoro; per le precarie, le occupate, le disoccupate e le pensionate; le donne senza salario e quelle che prendono un sussidio; le donne con o senza il passaporto italiano; le lavoratrici in proprio e le studentesse; nelle case, per le strade, nelle scuole, nei mercati, nei quartieri».

La rete #nonunadimeno lancia un appello ai sindacati di base che hanno convocato uno sciopero per la scuola il 17 marzo. «Le ragioni dello sciopero, contro l’approvazione delle deleghe collegate alla legge 107, sono ampiamente condivisibili e la critica alla Buona scuola l’abbiamo fatta anche noi», dicono. Ma ai sindacati si chiede di anticipare alla giornata dell’8 marzo, la protesta del 17. L’obiettivo è lo stesso, quindi sarebbe meglio non disgiungere le due manifestazioni. Ai sindacati confederali l’invito è quello di partecipare allo sciopero dell’8 marzo.

A Bologna, il 4 e il 5 febbraio, si continuerà il lavoro dei tavoli tematici dell’assemblea nazionale del 27 novembre a Roma (migliaia le partecipanti) per la scrittura del piano nazionale femminista contro la violenza oltre che per mettere a punto l’organizzazione dello sciopero globale.
Alla fine dei due giorni di lavoro e discussione verrà redatto il documento “8 punti per l’8 marzo” che costituirà la base per le mobilitazioni territoriali.

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