«Una politica estera di distensione verso la Russia, una politica europea non incentrata sulla competizione al ribasso fra Paesi membri, la ricostruzione dello stato sociale»: sono queste le condizioni alle quali Die Linke potrebbe scendere a compromessi, nel quadro di un’alleanza di governo. Ad affermarlo è Oskar Lafontaine, ex-leader socialdemocratico tedesco, nonché fondatore di Die Linke, durante un’intervista con il quotidiano tedesco Die Welt.

In altri termini, esistono delle condizioni minime precise per potersi immaginare un governo a tinta R2G, l’alleanza tra socialdemocratici (Spd), Verdi e Die Linke, durante la prossima legislatura.

Peccato che sia lo stesso Lafontaine, durante l’intervista, a ricordare che «Katrin Göring-Eckardt e Cem Özdemir, i leader dei Verdi, sostengono una politica estera del tutto diversa». Die Linke, più che spingere per la fine della Nato, propone «un’architettura di sicurezza che comprenda anche la Russia». «Sarebbe un vantaggio anche per gli Stati baltici che oggi temono un ritorno della Guerra fredda», sostiene i leader della sinistra.

E per quanto riguarda le politiche sociali? «Chiedo alla Spd di dimostrare le sue intenzioni ancora prima del voto», afferma Lafontaine. Come? Lavorando a un aumento delle pensioni, per esempio. Sarebbe possibile? Tecnicamente sì: «Spd, Verdi e Die Linke hanno già i numeri per una maggioranza in Parlamento».

Per quanto riguarda l’Europa, secondo Lafontaine, «l’euro è semplicemente troppo debole per l’economia tedesca e troppo forte per quella di altri Paesi del Sud Europa». C’è insomma bisogno di un «sistema monetario che preveda dei margini di svalutazione» per alcune zone dell’Europa, un sistema monetario che «tenga unito il Continente, invece di dividerlo».

Incalzato riguardo ai consensi crescenti tra i lavoratori per il partito “Alternativa per la Germania” (AfD) in Germania, il fondatore di Die Linke sottolinea che, a differenza al Front National di Le Pen, l’AfD « sostiene una politica economica neoliberista» che prevede «l’abbattimento dei salari e il taglio delle pensioni».

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