Non si arresta il fiume di sventure sulla giunta Raggi. Beppe Grillo non fa in tempo a pubblicare una lunga lista di di “successi di Virginia”, 43 per la precisione, che sulla sua beniamina romana piove un’altra tegola. È di oggi la notizia che Salvatore Romeo, ex capo della segreteria del sindaco, risulta indagato per concorso in abuso d’ufficio.
L’uomo, che “romanticamente” (almeno stando alla ricostruzione di Grillo) aveva intestato due polizze di 30mila e 3mila euro alla stimata Raggi, si trova ora fra le mani un invito a comparire domani in Procura. Più o meno quanto guadagnava da semplice funzionario pubblico quale era, prima che il primo cittadino pentastellato lo promuovesse ai vertici – con relativo balzo di stipendio che l’Anac ha “suggerito” di abbassare a soli 93mila euro. Dimessosi a dicembre, è mestamente tornato al dipartimento partecipate da cui proveniva (e al relativo stipendio di 39mila euro).

Certo, se qualcosa è chiaro ormai nella tragicomica vicenda romana a cinque stelle, è che il sindaco ha qualche problema nella scelta dei collaboratori. Salvatore Romeo, assieme a Daniele Frongia membro “onorario” del cosiddetto “Raggio magico”, è sempre al suo fianco. In ogni foto, in ogni conferenza stampa. Perfino quella di scuse riguardanti la nomina di Raffaele Marra a capo del personale, il giorno in cui venne arrestato per corruzione (16 dicembre). È Romeo ad aver presentato l’ex uomo macchina al sindaco, cosa di cui si è detto pentito. Ed è sempre Romeo a selezionare gli assessori insieme alla Raggi, a consigliarla sulle nomine, e perfino, pare, a elaborare assieme a Marra il dossier per far fuori il collega di scranno Marcello De Vito, allora sfidante della Raggi alle comunarie. Alcune responsabilità sono agli atti, altre sono ancora da dimostrare.

Ma se di Marra (indagato anche per abuso d’ufficio in concorso con Raggi per la nomina del fratello Renato a capo del dipartimento Turismo), Virginia ha potuto affermare, pur con qualche imbarazzo: «è solo uno dei 23mila dipendenti», e che «era solo un tecnico» non interno al Movimento, per Romeo questo non sarà possibile. Se è vero che l’intestazione delle polizze di cui la prima cittadina si è vista beneficiaria (rivelata da il Fatto Quotidiano e da l’Espresso), sarebbe avvenuto “a sua insaputa”, meno credibile è che Salvatore Romeo fosse solo uno dei 23mila dipendenti pubblici: nell’intestazione stessa delle polizze al sindaco Raggi è scritto per “motivi affettivi”, come ha scoperto la Procura. Della sua relazione con il sindaco sia di tipo più intimo si vocifera, fin dai tempi della famosa foto che li ritraeva insieme sul tetto di palazzo Senatorio.

Virginia Raggi ritratta sul tetto di Palazzo Senatorio insieme al suo capo segreteria Salvatore Romeo in una foto scattata da un fotografo portoghese in vacanza a Roma e pubblicata sull’account del fotografo Frederico D. Carvalho e poi ritwittata dal giornalista José Miguel Sardo.
(foto Ansa)

Ma anche se poco importa, lui si sente di doverlo specificare, nel lungo post di chiarimento sulle polizze.

A quanto uscito dall’indagine in corso, infatti, Romeo risulterebbe avvezzo alla pratica: sono circa una decina le polizze intestate a parenti e attivisti 5s, nelle quali il funzionario avrebbe investito circa 130mila euro. Su questo e sulle dubbie nomine avvenute in Campidoglio verterà l’interrogatorio. E cos’altro abbia combinato, lo dovrà spiegare domani ai pm.

Mentre Virginia dovrà spiegare al Movimento – nonostante la svolta garantista inaugurata proprio grazie alle vicende capitoline -, nella migliore delle ipotesi, l’ennesima scelta errata (e lautamente stipendiata con soldi pubblici, direbbero loro).

Un Movimento tenuto a bada a fatica, come dimostra la strategia di mandare avanti i big in difesa del sindaco: proprio ieri il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha annunciato l’intenzione di querelare Emiliano Fittipaldi, giornalista dell’Espresso, per aver ipotizzato un giro di corruzione legata alle polizze. Il deputato campano ha anche richiesto, sempre a nome del Movimento, le scuse dell’Ordine dei giornalisti. La storia delle polizze sarebbe tutta una bufala, e soprattutto: «Noi non dobbiamo sentirci in colpa di niente, perché non abbiamo rubato un euro a nessuno», striglia i suoi. Vero, ma certo stipendiare lautamente un dirigente arrestato per corruzione e triplicare lo stipendio a un altro, oggi indagato, non è esattamente sintomo di oculatezza e cura nella gestione del denaro dei cittadini. «Facciamo degli errori», si è difeso Di Maio «cosa che capita quando non si ha esperienza». Ma una domanda, resta: se al posto di Raggi ci fosse stato un amministratore Pd o di qualsiasi altro partito, sarebbe scattata la colpevolezza a priori. Sicuri sia un atteggiamento onesto?

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