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«C’è un aspetto della ricerca originalissima di Massimo Fagioli che fa rivivere una tradizione italiana radicale e profonda che è stata sempre emarginata dal sapere ufficiale, penso in particolare al filone che viene da figure come Giordano Bruno», dice il filosofo Giacomo Marramao, che è sempre stato vicino allo psichiatra dell’Analisi collettiva, partecipando a numerosi dibattiti pubblici e convegni come quello, storico, che ha richiamato migliaia di persone Aula magna dell’Università La Sapienza nel 2015 in occasione dei quarant’anni dell’analisi collettiva. «Per Giordano Bruno – approfondisce Marramao – l’unica cosa “divina” che esiste è il mondo stesso nella sua espressione vitale. Nessuno ha mai colto che c’era in Massimo la linfa di questa antica tradizione italiana».
C’è un radicale ateismo nel pensiero dello psichiatra Massimo Fagioli…
La sua scoperta che il pensiero emerge dalla realtà biologica, questo è il punto. C’è un momento in cui il biologico si trasforma in quello straordinario miracolo della natura che è l’umano. Questo rivoluzionario pensiero di Fagioli mi colpisce. Così come il suo mettere al centro il rapporto interumano. In questo quadro la malattia mentale è rottura della relazione umana. È scissione fra lo psichico e il corporeo, tra inconscio e coscienza. Questo è un tema che in nuce era nella filosofia e nella scienza di alcuni grandi autori del Rinascimento italiano. Massimo mi ha sempre fatto pensare a una figura di questo tipo, come se fosse uscito fuori da una sorta di fucina creativa di pensieri ribelli come quelli di cui l’Italia era piena all’epoca del Rinascimento…..

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