Dalla casta alla trama. Dopo il congresso di Vistalegre2 – che vi abbiamo raccontato ampiamente su Left – in Podemos si apre una nuova fase con una nuova strategia ma soprattutto un nuovo linguaggio. Il concetto di casta, usato dall’origine del movimento, è entrato infatti in crisi: non basta più. Con l’ingresso nelle istituzioni – locali, nazionali ed europee – la nuova elaborazione politica ruota allora intorno al concetto di “trama”. Un termine che Pablo Iglesias mutua dal deputato Manolo Monereo, suo padre politico, e che sintetizza in termini meno populisti la nuova diagnosi del nemico e, insieme, i nuovi obiettivi politici e le nuove strategie per raggiungerli. Capire a cosa si riferisce Podemos, a noi interessa anche per comprendere meglio – laddove ce ne fosse bisogno – la differenza tra gli spagnoli e il Movimento 5 stelle. Che vengono spesso associati, nonostante il Movimento non sembri volersi (e forse potersi) spostare dalla più populistica critica alla “casta”.

Da casta a trama

«Casta è una definizione sociologica diretta ai soli politici. Io invece uso “trama” come qualcosa di più cosciente. Rende l’idea di una struttura organizzata in modo permanente, dove risiedono i poteri economici, alcuni poteri mediatici, politici e la classe politica», aggiunge Monereo – che adesso è entrato a far parte del nucleo dirigente del partito, il “governo ombra” di Podemos. Il concetto di trama, secondo lo studioso, è molto più potente e supera i limiti del concetto di casta, dunque, troppo limitata «alla semplicistica divisione tra corrotti e non corrotti». Adesso, invece, «per indicare cosa sta succedendo», diagnosi e soluzione vanno riferite al concetto di trama che diventa in parte sinonimo di oligarchia impregnata di capitalismo clientelare.

Dopo Vistalegre, dunque, Podemos prosegue sulla logica podemista di sempre: loro e noi, l’alto e il basso, continuando a richiamare il motto di Occupy Wall Street, “Siamo il 99%”. Ma si evolve e ricerca complessità. Perché l’1 per cento non è la casta ma quel potere che mantiene il controllo a prescindere dal cambio di vertici nell’industrie, nei media e nelle istituzioni. Un potere che è spesso trasversale anche in politica: «Alcune volte sta nel Psoe, altre nel Pp, altre ancora in entrambe».

Il deficit democratico e l’egemonia

Le conseguenze di questa trama, nel nuovo ragionamento podemista, è un deficit democratico che punta a evitare l’esplosione del conflitto. Anestetizza. «Ecco perché – spiega Monereo – ogni volta che la Spagna sembra avviarsi a una transizione democratica si finisce in una restaurazione». E l’antitesi a questa trama, ancora secondo il teorico, è il “blocco storico”, lo stesso che Podemos vuole costruire insieme a Izquierda unida e ai movimenti sociali, in opposizione alla “tripla alleanza” – Psoe, Pp e Ciudadanos – e il cui orizzonte passa attraverso un processo costituente in chiave di rottura.

Per “dettare la nuova linea” Pablo Iglesias ha scelto la presentazione di un libro – Ibex 35. Una historia herética del poder en España‘ (Capitán Swing), del sociologo e giornalista Rubén Juste – di martedì scorso. In quelle pagine, dice, si condensa alla perfezione la nuova idea del partito. «Esiste una trama, una trama corrotta che, attraverso meccanismi legali e illegali, è stata capace di mantenere il potere negli ultimi anni, e ha raggiunto fette fondamentali del potere, ma che allo stesso tempo è in crisi. Mai come adesso si presenta davanti a noi la sfida a questa trama per l’egemonia», spiega Iglesias convinto com’è che la trama sia giunta al suo «epilogo».

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