Emma Watson è una che sulle battaglie femministe ci ha messo la faccia. Lo ha fatto quando è stata nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite per la parità di genere nel mondo a luglio 2014 e lo ha fatto quando poco dopo ha lanciato la campagna di sensibilizzazione HeforShe (perché il femminismo non è solo una cosa da donne, anzi) con un discorso che ha fatto storia.
Eppure, nonostante tutto questo, qualcuno ha storto il naso perché, per lanciare il suo ultimo film La Bella e la Bestia si è lasciata immortalare sulla copertina Vanity Fair America in uno scatto che, a detta di qualche femminista, mostra un po’ troppo (giudicate voi dalla foto qui sotto): «Ha tradito i valori femministi».

La risposta di Watson è arrivata però precisa e puntale e è stata l’occasione per impartire un’altra lezione preziosa su cosa significhi lottare e spendersi per la parità di genere:

«Questa polemica non fa altro che mostrare quanto siano diffuse delle percezioni errate di cosa sia il femminismo e di cosa implichi essere femministe. Il femminismo riguarda il dare alle donne la possibilità di scelta, non è un bastone con il quale delle donne bastonano le altre donne. Il femminismo è una questione di libertà, di liberazione e di uguaglianza. Non riesco davvero a capire cosa abbiano a che fare le mie tette con tutto questo».

Dell’impegno di Emma Watson e dell’importanza di essere femministi parliamo anche nel numero di Left in edicola dedicato all’8 marzo e allo sciopero globale delle donne.

Il numero di Left in edicola è dedicato all’8 marzo

 

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