Sessismo: s. m. [der. di sesso, sul modello di razzismo e per influsso del fr. sexisme e ingl. sexism]. Termine coniato nell’ambito dei movimenti femministi degli anni Sessanta del Novecento per indicare l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale; anche, con significato più generale, tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza.

Il dizionario lo spiega così il sessismo, termine citato spesso nei dibattiti pubblici e in tv, ma mai abbastanza e forse senza riuscire a trasmettere a molte persone un’idea chiara e cosciente di cosa implichi davvero nella vita di tutti i giorni. Mia zia per esempio, che ha 60 anni, fatto l’operaia per tutta la vita e vive in un paesino di 1200 abitanti del nord est, non ha idea di cosa significhi “sesismo” (lo pronuncia così lei, quasi fosse una parolaccia, senza doppie e carico di quelle esse sibilate tipiche dell’accento veneto).
Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti e allora usarne una al posto di un’altra non è un semplice vezzo, è questione di definire la realtà in un modo piuttosto che in un altro. Utilizzare un linguaggio sessista significa descrivere un mondo in cui ci si sente legittimati a offendere, sminuire, discriminare o imprigionare in ruoli preconfezionati qualcuno sulla base genere di appartenenza, e, per come sono sempre andate e continuano ad andare le cose, solo per il fatto di essere donne.
Non lo si fa solo con insulti, ma anche con frasi semplici e apparentemente innocue come: “cosa c’è per cena?”, “sei nervosa, hai le tue cose?”, “hai un bel faccino”. E a farlo non sono solo gli uomini, ma anche donne che, paradossalmente, hanno interiorizzato un linguaggio o atteggiamenti che discriminano il loro stesso sesso.
Per spiegare cosa accade e svelare certe frasi apparentemente innocue, dette senza riflettere (ma a volte anche dopo aver riflettuto), Pietro Baroni e Luz non molto tempo fa hanno realizzato un video contro le discriminazioni di genere intitolato “Parole d’amore”. Il filmato raccoglie una dopo l’altra una serie di battute (vere), frasi che una donna si sente dire in svariati momenti della propria vita e di fronte alle quali è giusto insorgere e indignarsi (anche questo facciamo fatica ad interiorizzarlo). Ve lo riproponiamo qui in occasione del #LottoMarzo e dello sciopero globale delle donne. Perché dovrebbe interessarvi? Perché la parità parte anche da qui, dal linguaggio e dalle parole che usiamo, così piccole ma terribilmente potenti e potenzialmente rivoluzionarie.

Di parità di genere parliamo anche nel numero di Left in edicola

 

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