Ieri la Camera ha discusso, ma non votato, il decreto Minniti sulla sicurezza, un testo che contiene diverse misure pessime, tutte dettate dall’idea di tranquillizzare l’opinione pubblica inseguendo la Lega di Salvini e i suoi deliri sulla legittima difesa alla texana. Del resto, anche nel dibattito in Aula, diversi parlamentari del centrodestra hanno riconosciuto al titolare degli Interni una identità di vedute su alcuni temi. Left ne aveva parlato nel numero dell’8 marzo e anche qui. Gli articoli da noi pubblicati si concentravano soprattutto sulle norme relative all’immigrazione e ai richiedenti asilo (che fanno il paio con gli accordi con la Libia in materia).

Due giorni fa Sinistra italiana e Possibile avevano tenuto una conferenza stampa per segnalare i pericoli e le storture di questo testo relative ad altre questioni. Nel frattempo, da diversi comuni del Nord arrivano notizie sull’applicazione del decreto da parte dei poteri locali: ubriachi a cui viene vietato l’ingresso in stazione, a Gallarate il sindaco leghista ha emesso un’ordinanza che prevede il nuovo Daspo (multa e obbligo a lasciare la città) per writer e persone ubriache. Una caccia al diverso e allo sfigato per far sparire il disagio dalla vista dei cittadini per bene. Ne abbiamo parlato brevemente con Giulio Marcon, capogruppo di Si alla Camera dei deputati.

Partiamo dalla vostra posizione: perché la filosofia che anima questi provvedimenti è sbagliata?

È un decreto chiaramente elettoralistico, che usa la sicurezza come clava e strizza l’occhio alla Lega salviniana sul suo terreno. La verità è che ci sono vizi gravi e un profilo che lede le regole del nostro Stato di diritto e potrebbe persino essere anti-costituzionale.

Non le sembra di esagerare? Quali sono i temi che vi fanno assumere una posizione così netta?

I poteri ai sindaci su questioni delicate come il trattamento riservato ai senza fissa dimora, ai rifugiati, ai tossicodipendenti, alle occupazioni sono una cosa grave. È una potenziale stretta securitaria nelle città in un periodo storico in cui non vi è un allarme sicurezza più grave che in passato, non su questi temi. E c’è un’idea di fondo che punta a risolvere grandi questioni sociali del nostro tempo come questioni di ordine pubblico. È l’antica filosofia del punire i poveri e il disagio».

Mi faccia degli esempi concreti.

Ricorda le ordinanze del sindaco di Treviso Gentilini, quello che prometteva di sparare sale sugli immigrati e vietava di sedere sulle panchine perché gli stranieri le usavano, a suo dire, come bivacco? Bene, con le nuove norme i sindaci avranno facoltà di intervenire su grandi questioni, e contro chi viene vissuto come un fastidio. Il decreto parla di moralità, lesione dei principi di convivenza, decoro urbano. Sono tutte categorie molto vaghe che consentono di intervenire in ogni luogo e spazio pubblico. Non voglio che i barboni dormano in stazione d’inverno? Non voglio gente nei giardini? Non voglio che i filippini o i sudamericani che si riuniscono il giovedì, quando hanno la mezza giornata libera, stiano assieme e mangino in un parco? Posso, se sono un sindaco che sposa l’idea securitaria di Lega e destra – e contenuta in questo decreto – vietare, chiudere ed emettere ordinanze in questo senso.

C’è infine l’allargamento del Daspo anche alle occupazioni di spazi pubblici: si attribuiscono poteri di intervento su temi quali le occupazioni delle case e quelle di spazi sociali, ma queste questioni si affrontano in maniera politica e non per via amministrativa.

Questo è un tema su cui è pensabile vedere un voto della sinistra unita in Parlamento secondo lei?

Vedremo, su questa materia sarebbe importante trovare unità a sinistra. Noi stiamo provando a dire delle cose. Aspettiamo di vedere cosa faranno gli eletti del Mpd (il gruppo appena formatosi con fuoriusciti dal Pd e da Sel, ndr).

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