Yehya Sinwar, 55 anni, ventidue dei quali passati nelle carceri israeliane è il nuovo leader di Hamas, il movimento fondamentalista che governa la Striscia di Gaza dal 2005. Sostituisce lo storico leader Ismail Haniyeh, ritenuto più moderato e dialogante. Con l’elezione di Sinwar, invece, per la prima volta alla guida dell’organizzazione fondamentalista c’è il suo braccio armato.
Cambio di linea al quale al-Fatah risponde dando la vicepresidenza al “resistente” Mahmoud al-Aloul, per lungo tempo a capo del braccio armato di Fatah. Una nomina, anche questa, che testimonia il tentativo di un’organizzazione che nel tempo si è appiattita sul “governo”, di ritrovare uno spirito militante. Questa posizione lo pone, di fatto, a essere il candidato numero uno per la successione dell’82enne Abu Mazen alla guida dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese.

Sono scelte populiste che, siamo convinti, non fanno bene alla causa, a anzi offrono il fianco ai falchi di Tel Aviv, che avranno gioco facile nel dimostrare che i palestinesi esprimono una dirigenza fatta di “terroristi” che mirano alla distruzione dello Stato ebraico. La ricostruzione dei delicati mutamenti interni alla leadership palestinese, li potete leggere sul numero di Left in edicola da sabato.

In questo contesto sarebbe utile che Europa e Stati Uniti  facessero la loro parte. Nello scorso numero di Left, Umberto De Giovannangeli aveva sollecitato i parlamentari italiani appartenenti agli schieramenti di sinistra, a presentare una mozione unitaria che impegnasse immediatamente il governo nel riconoscimento dello Stato di Palestina. Il nostro appello è rimbalzato sui social media ed è arrivato in Parlamento, sotto forma di interrogazione di Sinistra Italiana.

A cui il ministro ai Rapporti col Parlamento, Anna Finocchiaro, ha risposto «al momento opportuno», ovvero solo come carta di scambio all’interno di un processo di pace. Un errore

Il cambio di leadership in Hamas e Fatah sul numero di Left in edicola

 

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