Aveva sconfitto un male che sembrava incurabile Gianluca Congiusta, ma è stato ucciso dalla ‘ndrangheta il 24 maggio del 2005, a Siderno. Gianluca era un giovane imprenditore, lo hanno ammazzato che non aveva ancora compiuto 43 anni. Nato il 19 dicembre del 1973, figlio di gente onesta – Mario e Donatella, che vivono di commercio da generazioni – anche Gianluca aveva scelto la strada familiare e gestiva alcuni negozi di telefonia nel suo paese, Siderno.

Il processo in Corte d’Assise a Locri viene istituito solo tre anni dopo l’assassinio, il 7 marzo 2008. Secondo gli inquirenti, Gianluca è stato ucciso da Tommaso Costa che avrebbe deciso di ammazzare il giovane perché venuto a conoscenza di una lettera estorsiva fatta recapitare ad Antonio Scarfò, suocero di Congiusta. Nel processo per l’uccisione di Gianluca si costituiscono parte civile, tra gli altri, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria, dell’Associazione dei Comuni della Locride, di Confindustria Calabria. In primo grado Tommaso Costa viene riconosciuto colpevole. Il padre di Gianluca, Mario, e la sorella Roberta, in una petizione online, chiedono ai sindaci della Locride di costituirsi, anche loro, parte civile. Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è l’unico a farlo.

Oggi, 21 marzo, mentre mezza Italia è arrivata nella Locride per sfilare contro tutte le mafie, Mario Congiusta ha deciso di scrivere una lettera aperta al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. La lettera verrà letta quest’oggi a Locri durante la XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata da Libera. Eccone alcuni stralci.

«Da quando è stato barbaramente ucciso Gianluca sono passati 11 anni e 10 mesi, tutti di dolore per l’intera famiglia», scrive Mario. «Ritengo importante la sua decisione di voler camminare insieme ai familiari delle Vittime, Innocenti, tra i quali ci sarò anche io che chiedono solo Verità e Giustizia. Quella Verità e Giustizia che per oltre il 90% di loro non arriverà mai, per svariati motivi, che Lei meglio di me conosce. Qualche volta, però, quella Giustizia anelata, non arriva a causa di vuoti legislativi».

«L’assassino – scrive ancora Mario – è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Locri per l’omicidio di mio figlio oltre che per associazione di stampo mafioso ed altro. Tale decisione è stata confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria. Ciononostante, la seconda sezione della Cassazione, dopo una brevissima camera di consiglio, nonostante l’articolata requisitoria del procuratore generale, che chiedeva la conferma dell’impugnata sentenza, annullava con rinvio, relativamente al solo omicidio, a diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello per un nuovo giudizio». Per questo Congiusta scrive al ministro Orlando, per chiedere «un suo interessamento inteso a colmare il vuoto legislativo». Nello specifico si tratta dell’utilizzabilità come prova delle intercettazioni ambientali e telefoniche. Indispensabili, perché il movente di Costa per uccidere Gianluca era emerso proprio tramite alcune lettere intercettate nel carcere di Catanzaro. Ma senza una legge specifica l’intimità di quelle lettere è inviolabile e «processualmente inutilizzabile». La Procura generale infatti aveva chiesto l’incostituzionalità della legge, ma la Consulta ha rigettato il ricorso.

«Se il vuoto normativo non viene tempestivamente eliminato, il crimine organizzato continuerà ad avere a sua disposizione un mezzo di comunicazione, semplice ma efficace e, soprattutto, assolutamente inviolabile dagli organi inquirenti, che consentirà, ad esempio, anche ai “boss” detenuti, di continuare ad impartire ordini e direttive agli affiliati. Non posso sapere come finirà il processo che mi riguarda, ma di un fatto sono certo, che a distanza di quasi dodici anni, non riesco ad avere quella giustizia che mi è dovuta», scrive Congiusta a Orlando.

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