Tra le manifestazioni che attraverseranno Roma (e non solo) sabato prossimo in occasione del vertice che celebrerà i 60 anni dei Trattati europei ce ne sarà anche una del polo sovranista. E se non sapete cosa esso sia, vuol dire che non leggete i tagli bassi dei giornali. Si tratta di un nuovo partito, una riedizione postuma del Movimento sociale, che può finalmente tornare a essere se stesso: Alemanno, Storace e Scopelliti, tutti semi scomparsi dalla politica dopo pessima gestione e vicende poco giudiziarie edificanti. Tutti parte dell’ala destra e sociale dei post-fascisti nazionali del dopoguerra. Quella cresciuta negli anni 70. La nuova ragione d’essere per loro, che hanno tenuto un congresso fondativo a febbraio è quella della difesa del suolo patrio dall’invasione di Bruxelles e di quella dei maledetti barconi di immigrati. «Siamo contro i finanzieri. Abbiamo gioito per il No al referendum, per la Brexit e goduto per l’America» ha detto Storace parlando alla platea durante il Congresso. Che gli eredi del fascismo finissero per avere come eroi il presidente americano e quello russo nel nome del sovranismo nazionale è qualcosa che se lo aveste detto nel 1989, vi avrebbero riso in faccia.

Nel simbolo torna la fiamma tricolore, tra i padri fondatori a cui fare riferimento ci sono Almirante, Rauti, Alemanno, Teodoro Buontempo. Tra i fari internazionali, come vedete nello spot qui sotto, Donald Trump, Marine Le Pen, Geert Wilders, Frauke Petry. Il tentativo di questa vecchia costola della destra è quello di cavalcare nella maniera più rozza possibile un’onda di anti-europeismo e di timori per il futuro e l’orgoglio nazionale rappresentato dal tricolore, le frecce tricolori. Nello spot manca Tardelli che segna il 3 a 1 alla Germania nel 1982. Del resto,in tribuna c’era il presidente partigiano Pertini, mica l’ex repubblichino Almirante. L’operazione è comunque nel solco di una certa destra che si vuole popolare: più provincia e periferie (Teodoro Buontempo era un capopopolo a Ostia, non un avvocato fascista dei Parioli).

La nascita del Polo sovranista non è piaciuta ad un altro movimento che si vuole molto attivo, che è in relativa crescita – e che ogni volta che si presenta alle elezioni va molto sotto alle sue aspettative e visibilità. Anche Casa Pound infatti vuole un’Italia Sovrana e il 25, invece di essere a Roma sarà a L’Aquila. La retorica dei gruppi guidati da Simone Di Stefano. Nei mesi la propaganda e la retorica di Casa Pound somiglia sempre più a una retorica fascista: dai fascisti del terzo millennio che imitavano in ogni cosa le pratiche dei centri sociali, siamo al ritorno delle aquile e della madri nazionali. Il manifesto che convoca la manifestazione (e poi il concerto) de l’Aquila è inequivocabile in questo senso.

L’attenzione di Casa Pound sembra oggi diretta a una sovranità intesa come difesa della razza. La campagna che portano avanti è quella per una legge di iniziativa popolare denominata Reddito nazionale di natalità: ovvero 500 euro al mese dalla nascita ai 16 anni di età per i figli di genitori italiani (sono esclusi immigrati e persone che vivono in case mobili….vi viene in mente a chi si faccia riferimento? Già, i maledetti zingari). Non c’è differenza di reddito: soldi per quasi tutti, basta che siate italianissimi, che l’obbiettivo è preservare l’italica razza (quella che si è forgiata con il sangue dei popoli italici, dei normanni, dei longobardi, degli arabi, degli ebrei, dei francesi, degli spagnoli….). Il problema politico di CasaPound è però diverso: Di Stefano e camerati sono arrabbiati perché la nascita del polo sovranista e il blocco di destra Salvini-Meloni gli ruba le idee. «Abbiamo registrato i marchi e gli slogan sovranità e Prima gli italiani» dichiara in un’intervista a Il Primato nazionale, che Salvini ce le ruba per poi fare accordi con Berlusconi e Verdini. Già, l’alleanza strumentale di Salvini con CasaPound (chi non ricorda una manifestazione unitaria a Piazza del Popolo?) è andata a farsi benedire perché il leader leghidta non ha rotto con la vecchia guardia del suo partito. E quindi carta bollata e dichiarazioni al vetriolo: «Oggi ci ritroviamo con questa ipotesi di un listone che chiederà il voto per la sovranità, ma poi farà eleggere tanti tromboni secessionisti della vecchia Lega, personaggi improbabili e democristiani al sud, e magari al centro la Meloni che scalpita per trovare un posto da ministro in vista del grande pareggio».

La verità infatti è che il buon Matteo, che un tempo era un sovranista del Nord, sebbene la faccia più destrorsa e anti immigrazione e meno valligiana, sta togliendo lo spazio vitale a tutto quanto c’è alla sua destra. Gli obbiettivi negativi sono Bruxelles e gli immigrati, la retorica la stessa dei partiti populisti europei, con i quali però le relazioni sono forti e costanti. Il polo sovranista, in fondo, è quello che si è incontrato a Coblenza qualche settimana fa. Salvini sa che su quei temi: islamofobia andante e anti-europeismo, il più forte è lui. E per questo punta su una terza cosa: più pistole per tutti per difendersi dai clandestini che ci rapinano a tutte le ore del giorno. Che i reati siano in diminuzione è un problema secondario. Del resto, se Minniti fornisce dati non precisi sugli sbarchi (e fa proiezioni improbabili), non si vede perché Salvini non debba spararle sui reati.
Quanto alla retorica nazionale, Di Stefano ha ragione: il Matteo ha dichiarato a In mezz’ora di Lucia Annunziata che vuole lavorare a un’alleanza che abbia come slogan (o nome) “Prima gli italiani”. C’è poco da fare, quella è proprio retorica fascistoide e Salvini è un copione. Ma a dire cosa e come si muoveranno tutti questi fronti, a dire il vero, sarà la legge elettorale e il livello di proporzionale che conterrà.

PS Cercando in rete abbiamo scoperto che c’è anche un Fronte sovranista. Siete circondati.

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